Lo scorso 16 Settembre, il Marocco e il Fronte Popolare per
la Liberazione della Saguia-el-Hamra e del Rio-de-Oro (POLISARIO)
hanno raggiunto un accordo per rilanciare il piano di pace
nel Sahara Occidentale. L'accordo prevede lo scambio dei prigionieri,
la liberazione dei detenuti politici, il ritorno dei rifugiati,
il rientro delle truppe nelle caserme e infine, questione
centrale, l'organizzazione di un referendum sullo statuto
finale (indipendeza o integrazione definitiva al Marocco?)
di un territorio conteso da più di vent'anni.
(Di Mariano Aguirre)
Il piano di pace per il Sahara Occidentale è bloccato
fin dalla sua ratifica, nel 1991. Ma Unione Europea, Stati
Uniti e Onu hanno interesse a risolvere un conflitto che coinvolge
il Nord Africa e alimenta l'instabilità di una regione
già fortemente turbata dalla guerra civile in Algeria.
Situato in una zona di primaria importanza per la sicurezza
europea, il Sahara Occidentale oppone direttamente Marocco
e Algeria, che si sono scontrati per l'egemonia territoriale.
L'autore della mediazione, realizzata grazie agli incontri
di Lisbona, Londra e Houston, è James Baker, ex segretario
di stato degli Stati Uniti, rappresentante del segretario
generale dell'Onu, Kofi Annan.
Il Sahara Occidentale è ricco di fosfati (minerale
fondamentale per la produzione di fertilizzanti) e possiede
uno dei più grandi banchi di pesca dell'Oceano Atlantico.
Colonizzato dalla Spagna fin dal 1884, le sue frontiere sono
state tracciate da Parigi e Madrid tra il 1886 e il 1934.
Molte generazioni di tribù nomadi vi hanno vissuto.
Tony Hodges, un esperto della zona, ritiene che la regione
non abbia alcun antecedente storico quale stato indipendente:
"Il Sahara Occidentale non è mai stato una nazione
prima della sua colonizzazione, e l'attuale nazionalismo è
un fenomeno molto recente, che si è manifestato solo
nell'ultima fase del periodo coloniale spagnolo".
I gruppi tribali e nomadi che lo hanno abitato, lungi dal
costruire uno stato, hanno spesso avuto tra loro relazioni
conflittuali. Tra il 1950 e il 1970, sono apparsi alcuni segnali
di modernizzazione. La domanda di fosfati, lo sviluppo dell'urbanizzazione
e delle possibilità di lavoro, la transazione da uno
stile di vita nomade a uno sedentario e l'allargamento del
sistema scolastico sono stati alcuni passaggi che hanno favorito
la nascita di un sentimento nazionalista.
Un Referendum Difficile
Tra il 1953 e il 1956, durante la lotta per l'indipendenza
del Marocco, migliaia di Saharawi si sono arruolati nell'Esercito
di Liberazione Marocchina. In quanto cittadini del Marocco,
si auguravano che, una volta ottenuta l'indipendenza nel 1956,
la lotta proseguisse per liberare le tre regioni del sud marocchino
rimaste sotto il giogo spagnolo: Ifni, Tarfaya e il Sahara
Occidentale. Nel 1963 il Comitato speciale per la decolonizzazione
dell'Onu, su richiesta del Marocco, includeva il Sahara Occidentale
nella lista dei territori da decolonizzare.
Nel 1973, gli ex combattenti dell'Esercito di Liberazione
del Marocco, delusi dalla monarchia e sedotti dal "socialismo
algerino", creavano il Fronte Polisario che iniziava
la lotta nel Sahara contro le forze armate spagnole.
Il Marocco ha sempre rivendicato l'appartenenza del Sahara
Occidentale (e della Mauritania) al suo territorio storico,
prima che il colonialismo francese e spagnolo lo smembrassero.
Nell'Ottobre 1975 il Tribunale Internazionale della Giustizia
dell'Onu, all'Aia, ha ribadito la priorità del diritto
dell'autodeterminzione per gli abitanti della colonia. Pur
riconoscendo che, nel caso del Sahara, esistevano legami storici
tra il Marocco e le tribù della regione, il tribunale
ha ritenuto che questi non potessero prevalere sul principio
del diritto all'autodeterminazione.
Dieci anni fa, un grande esperto della regione, George Joffé,
attuale direttore dell'Istituto Reale degli Affari Internazionali
(Londra), scriveva: "La Corte si è premurata di
precisare che ammetteva l'esistenza di legami (storici) con
alcune, ma non tutte, le tribù del Sahara Occidentale
(...). Tuttavia la Corte si è mostrata scettica circa
la rivendicazione marocchina, poichè le tribù
interessate erano nomadi, sparse sul territorio di frontiere
precise - circostanze queste che precedenti decisioni della
Corte avevano giudicato inadatte a una sovranità territoriale".
In risposta al Tribunale Internazionale di Giustizia il re
Hassan II organizzava la "Marcia Verde". Nel Novembre
1975, durante l'agonia del generale Franco, capo dello stato
spagnolo, veniva ratificata l'Accordo Tripartito di Madrid
secondo il quale la Spagna, assecondando le risoluzioni Onu,
cedeva l'amministrazione del Sahara Occidentale al Marocco
e alla Mauritania, senza consultare gli abitanti della regione.
Poco dopo, la Mauritania abbandonava le sue ambizioni territoriali.
Nel 1976, il Polisario creava la Repubblica Araba Saharawi
Democratica (RASD) e il suo protettore, l'Algeria, gli concedeva
l'uso del proprio territorio come retrovia. Nel 1979 il Cosiglio
di Sicurezza dell'Onu condannava "l'occupazione marocchina"
e riconosceva il Fronte Polisario come "legittimo rappresentante
del Popolo Saharawi". Nel 1984, l'Organizzazione dell'Unita
Africana (OUA) accettava il Polisario come membro, provocando
il ritiro del Marocco.
Dal 1980 al 1987, Rabat ha costruito un gigantesco muro fortificato
per impedire le incursioni armate del Polisario e difendere
i giacimenti di fosfati di Bu Craa. Nello stesso periodo,
ha creato un'importante infrastruttura economica e sociale
e, tra il 1976 e il 1989, ha investito circa 2.8 miliardi
di dollari per favorire lo sviluppo locale. Attualmente, 100.000
funzionari marocchini vivono nel Sahara e 160.000 soldati
lo presidiano. Secondo l'organizzazione Human Rights Watch,
nel 1991 Rabat avrebbe trasferito nel Sahara non meno di 40.000
persone, che vivrebbero in tende.
Il Marocco ha speso circa 250 milioni di dollari l'anno per
migliorare le condizioni di vita degli abitanti del Sahara
e difendere il territorio. I suoi principali sostenitori sono
da Arabia Saudita, Francia e Stati Uniti. Rabat ha incluso
istituzionalmente il Sahara Occidentale nelle elezioni municipali
e legislative e nel referendum costituzionale del 1993.
La risoluzione 690 del Consiglio di Sicurezza (19 aprile 1991)
ha creato la Missione dell'Onu per l'organizzazione del referendum
nel Sahara Occidentale (Minurso).Nel testo si dice che "il
popolo del Sahara sceglierà liberamente e democraticamente
tra l'indipendenza e l'annessione al Marocco". Per organizzare
il referendum, la Minurso avrebbe dovuto occuparsi del censimento
dei votanti, della liberazione dei detenuti di entrambe le
parti e del rimpatrio dei rifugiati sahariani residenti in
Algeria.
Ma l'Onu non ha ricevuto né il denaro né il
personale necessari per portare a termine una missione del
costo di 100.000 dollari al giorno. Le forze marocchine e
saharawi non hanno lasciato il territorio conteso. Il referendum
avrebbe dovuto svolgersi nel 1992. Ma - secondo l'Onu - sia
il Marocco che il Polisario hanno violato il cessate il fuoco.
Nel 1995, il diplomatico americano Frank Rudy, ex-vicepresidente
del Comitato di organizzazione del referendum e membro della
Minurso, ha denunciato davanti al Congresso, a Washington,
che era stato un errore l'aver concesso ai due belligeranti
di identificare i potenziali elettori, in luogo e al posto
dell'Onu.
Mentre all'Onu la situazione rimane bloccata e il tempo gioca
a favore del Marocco, il Polisario ha ripetutamente dichiarato
che, in mancanza di un accordo, riprenderà la lotta
armata. E' tuttavia difficile che possa attuare la sua minaccia,
viste la situazione finanziaria, le forze militare, la defezione
di molti dirigenti (che si sono schierati con il Marocco)
e la mancanza di sostegno da parte dell'Algeria, preda di
ben altre urgenze.
La soluzione di ricambio all'indipendenza potrebbe essere
una integrazione al Marocco basata sull'autonomia e il decentramento
che Rabat promette fin dal 1996. La stampa marocchina ha afferma
to che la maggioranza dei Saharawi vuole l'integrazione, mentre
il separatismo è fomentato dall'Algeria. Nel 1996,
Ahmed Alaoui, ex ministro e primo consigliore di re Hassan
II, ha proposto al Polisario una soluzione di "regolarizzazione"
perché "è la strada onorevole e giusta
per mettere fine a una situazione insensata". La tesi
dell'autonomia nell'ambito dello stato marocchino è
sostenuta anche da Javier Rupérez, del Partito Popolare
(PP) spagnolo, presidente della Commissione esteri del Congresso
dei deputati di Madrid: "La questione del Sahara deve
essere oggetto di un negoziato che favorisca l'esistenza di
un Sahara autonomo nell'ambito della sovranità marocchina".
Alcuni ambienti Saharawi prefigurano un accordo transitorio
per su un periodo di 10 anni durante il quale il Marocco continuerebbe
a sfruttare una parte dei giacimenti di fosfati e le riserve
di pesca fino al momento dell'indipendenza totale.
Diverse potenze straniere seguono da vicino l'evoluzione di
questo dossier. Parigi sostiene le posizioni marocchine. E
Washington ha tutto l'interesse a mantenere ottime relazioni
con Hassan II. Secondo alcune fonti, alcuni gruppi americani
incoraggerebbero un progetto di sviluppo economico nel Maghreb,
in allenaza con l'Arabia Saudita. Questo progetto sarebbe
in concorrenza con l'Associazione euromediterranea (Aem) promossa
dall'Unione Europea a Barcellona nel 1996. Ma se non saranno
risolti i conflitti del Sahara e dell'Algeria, i due progetti
resteranno inattuati.
Sull'altro versante, anche se l'opinione pubblica e la stampa
spagnola sono ampiamente a favore delle tesi del Polisario,
Madrid si vieta, da anni, d'intervenire diplomaticamente per
non compromettere le relazioni con il Marocco. La Lega Araba
e l'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) hanno
problemi più urgenti da gestire come, rispettivamente,
i negoziati di pace nel Medio Oriente e i diversi conflitti
nell'Africa Subsahariana.
L'Incognita Marocco
Sulla questione del Sahara si gioca la credibilità
politica dei due attori in conflitto. Se i dirigenti del Fronte
Polisario non ottengono l'indipendenza, saranno semplicemente
spazzati via. Ugualmente, se Rabat non arriva a dimostrare
la "marocchinità" del Sahara, governo e regime
ne risulteranno indeboliti. All'estero, si teme che una qualsiasi
instabilità politica del Marocco rafforzi gli islamisti
radicali.
Chi saranno gli elettori? E' il problema centrale. James Baker
ritiene che il loro numero potrebbe essere "molto più
alto" degli 80.000 previsti. Da parte sua, Mahfud Ali
Beiba, primo ministro della RASD e firmatario degli accordi,
pensa che il numero sia "solo approssiamativo".
Baker ha ottenuto che il Marocco riduca i 120.000 pretesi
votanti a 60.000, da aggiungersi ai 74.000 del corpo elettorale
censito dalla Spagna negli anni 70. Neòl 1995, gli
aspiranti al voto, includendo gli emigrati Saharawi in Algeria,
Mauritania, Isole Canarie, Spagna metropolitana e Francia,
sono circa 230.000 - 250.000.
Per identificare i votanti, ci si è basati finora sulla
loro iscrizioni nelle liste elettorali spagnole nel 1974.
Sono stati considerati votanti anche i loro ascendenti (genitori)
e discendenti (figli), le persone che potessero provare la
propria appartenenza Saharawi, pur non essendo state censite
nel 1974, di aver risieduto per almeno 6 anni consecutivi
(o 12 non consecutivi) nel territorio.
Se il Marocco non ha la certezza di vincere il referendum,
sarà tentato di annullarlo? George Joffé ritiene
che "nell'attuale situazione regionale, con l'Algeria
indebolita dalla crisi interna e il Marocco che ne trae profitto,
sia poco probabile che il governo marocchino tolleri, qualcosa
capace di minacciare le sue rivendicazioni di egemonia regionale".
E' altrettanto improbabile, come previsto da Boutros Ghali
nel 1995, che il Polisario accetti il risultato a lui sfavorevole
che compremetterebbe certamente una divisione all'interno
del Fronte Polisario e tra i dirigenti Saharawi, molti dei
quali passerebbero definitivamente al Marocco. |