A oltre venti anni dalla compiuta occupazione del Sahara
Occidentale e a quasi nove anni di distanza dall'accettazione
del principio del referendum di autodeterminazione, il conflitto
è ancora irrisolto e troppo spesso dimenticato. Non
si tratta certo di un conflitto particolarmente lungo o di
più difficile soluzione di altri ( si pensi alla Palestina
o all'Eritrea), eppure i compiti della solidarietà
internazionale si sono rivelati, negli ultimi anni, estremamente
complessi, anche per le associazioni, i comuni, le province
e le organizzazioni che da molti anni in Toscana hanno portato
avanti un grande impegno, dimostrando solidarietà nei
confronti di questo popolo che continua a resistere nel deserto
con la speranza che un giorno non lontano possa rientrare
nella propria terra. Va certamente preso atto che la soluzione
del problema Saharawi richiede tempi più lunghi di
quelli previsti inizialmente dal piano di pace. Questo non
deve certamente smorzare l'impegno e la volontà di
chi in questi anni ha lavorato per la pace, anzi, la previsione
di una azione politica di lunga durata consente di programmare
e svolgere meglio il lavoro di coordinamento delle iniziative
a livello europeo e dar loro dimensione internazionale. Per
quanto riguarda il piano politico lo sforzo va sicuramente
rivolto verso la rimozione degli ostacoli, posti in particolar
modo dal Marocco, nell'attuazione del piano di pace, ma anche
di pressione verso le Nazioni Unite, verso l'Unione Europea
e il governo italiano, affinché ogni accordo finanziario,
economico e commerciale con il Marocco sia subordinato al
rispetto del piano di pace e dei diritti fondamentali nei
territori occupati del Sahara Occidentale. E' invece da sottolineare
l'impegno portato avanti in Toscana,sia nei vari livelli istituzionali
che in associazioni di solidarietà e di volontariato,
di schierarsi nei fatti con il popolo Saharawi. Le iniziative
da ricordare sono sicuramente l'organizzazione annuale della
carovana di automezzi (camion, pullman,ambulanze,jeep,ecc.)
che, carica di generi di prima necessità raggiunge
i campi profughi Saharawi in Algeria. Tutti gli automezzi
vengono donati ai Saharawi che li utilizzano per i trasporti
di merci e persone da una tendopoli all'altra. Giorno simbolico
di partenza di ogni carovana è il 6 novembre, data
della " marcia verde ", marcia con cui migliaia
di coloni marocchini hanno attraversato le frontiere tra Marocco
e Sahara Occidentale per andare ad occupare le case dei Saharawi
messi in fuga dai bombardamenti degli aerei marocchini. Questa
carovana ha lo scopo di dare un segno concreto di solidarietà,
che non sia episodica, ma continuata e che abbia come obiettivo
la realizzazione di un progetto ben preciso, coordinato a
livello regionale e che possa essere un appuntamento costante
su cui i Saharawi possano far affidamento. Da segnalare anche
l'accoglienza dei bambini Saharawi che ogni anno, per due
mesi, vengono a trascorrere l'estate in Italia e in particolare
in Toscana. Altri progetti e campagne in corso o in via di
sviluppo sono i gemellaggi tra comuni e province e i gemellaggi
tra scuole italiane e Saharawi, oltre alla raccolta di materiale
didattico e di prima necessità da consegnare con la
carovana. (Sauro Gori)
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