Parla il Presidente della RASD, Abdel-Aziz. Mentre Ong e
associazioni italiane lanciano una campagna di solidarietà:
Referendum libero, Sahara Indipendente.
Tra meno di un anno, il 7 dicembre 1998, il popolo Saharawi
verrà chiamato a scegliere tra l'indipendenza e l'annessione
al Marocco.
La lotta del Fronte Polisario per l'indipendenza e l'autodeterminazione
risale alla dominazione spagnola sul Sahara Occidentale, il
territorio rivendicato per la futura Repubblica Araba Saharawi
Democratica (RASD).
Una lotta lunga 22 anni, nei quali alla dominazione spagnola
è succeduta quella marocchina. Una vera e propria aggressione
sostenuta da un esercito che ha progressivamente militarizzato
il territorio con il dispiegamento di cinque milioni di mine
antiuomo che tagliano in due il territorio saharawi, costringendo
il Polisario ad una lunga guerra di liberazione che è
costata migliaia di morti e di prigionieri scomparsi nelle
carceri segrete marocchine. La guerra ha determinato lo spostamento
di circa 200mila profughi in terra algerina, organizzati in
quattro campi presso Tindouf dove hanno sede le strutture
del governo in esilio della RASD, e la nascita di una serie
di zone liberate anch'esse sotto il controllo del Polisario.
A partire dal 1991 un cessate il fuoco è stato concordato
tra le due parti dopo il ritiro della Mauritania. A vegliare
su questo stato di cose sono state designate le Nazioni Unite
che hanno messo in piedi un apparato, la Minurso, che ha per
compito anche quello di organizzare il Referendum di autodeterminazione.
In questo momento cruciale, quali sono le priorità
per il Fronte Polisario?
"La cosa più importante in questa fase - ci risponde
Mohammed Abdel-Aziz, presidente della RASD - è di attivare
tutte le nostre risorse politiche ed organizzative perché
vengano rispettati i tempi e i modi degli accordi di Houston
(gli accordi che regolano il referendum). In particolare siamo
preoccupati per l'incapacità delle Nazioni Unite nel
far rispettare ai marocchini gli impegni presi, quali la possibilità
di far iscrivere alle liste di voto tutti i cittadini saharawi
residenti nelle zone occupate, e il continuo tentativo di
spacciare per nostri i coloni che si sono stabiliti nel Sahara
Occidentale al seguito delle truppe di occupazione".
E quale può essere il ruolo delle organizzazioni di
solidarietà?
"Se siamo arrivati, dopo ventidue anni di lotta, a poter
rivendicare il nostro diritto all'autodeterminazione - continua
Mohammed Abdel-Aziz - lo dobbiamo anche alle organizzazioni
di cittadini europei che in questi anni ci hanno sostenuto
con aiuti concreti ma, soprattutto, nella nostra volontà
di essere un popolo libero. Siamo consapevoli che il diritto
internazionale oggi si fonda più sulla capacità
di gruppi di cittadini organizzati di far pressione sui loro
governi che sulla reale volontà di questi nel realizzare
un sistema di relazioni internazionali equo. In questo momento
cruciale, chiediamo a tutti coloro che hanno sostenuto la
nostra causa di impegnarsi ancora di più per coronare
insieme a noi questa lunga lotta di liberazione", sostiene
Abdel-Aziz.
Il giudizio non è altrettanto positivo sul ruolo svolto
dal governo italiano, su posizioni giudicate dal leader saharawi
"attendiste".
"Negli ultimi tempi però abbiamo ricevuto la visita
di un ambasciatore a Rabat, che sembra determinato a giocare
un ruolo più attivo rispetto agli accordi di Houston.
Credo che un paese quale l'Italia debba capire che il Polisario
rappresenta un fattore importante di stabilizzazione di tutta
questa zona, e che quindi è anche nell'interesse del
vostro paese sostenere una soluzione pacifica e durevole degli
assetti regionali", conclude il Presidente della RASD.
I problemi in vista della realizzazione del referendum sono
ancora molti. In particolare M'hamed Khadad, il responsabile
del Polisario per il referendum, ci ha espresso la sua preoccupazione
per la disparità dei mezzi a disposizione delle due
parti rispetto alla propaganda referendaria ed alle continue
violazioni degli accordi da parte dei marocchini anche per
quello che riguarda la liberazione dei prigionieri politici
saharawi, dei quali si nega persino l'esistenza. Una richiesta
importante è stata quella di organizzare, da subito,
la presenza di osservatori internazionali. "Ogni parte
ha la possibilità di nominare osservatori amici al
di fuori di quelli che saranno individuati dalle Nazioni Unite"
ci dice Khadad, che ha insistito anche sulla necessità
che le associazioni di solidarietà concentrino i loro
sforzi per fornire il Fronte della logistica necessaria per
il referendum.
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