Viaggio nella tendopoli Saharawi, tra un popolo che vuole
tornare nella sua terraIl volo charter Air Algerie, partito
da Fiumicino il 3 Gennaio e organizzato dall'Associazione
per la
Solidarietà con il Popolo Saharawi, era il primo del
1998, un anno importantissimo per questo popolo
senza terra. Infatti oltre a essere il venticinquesimo anniversario
dall'inizio della lotta armata di
liberazione del Sahara Occidentale, è anche l'anno
nel quale sarà finalmente rispettato il piano di pace
predisposto dall'O.N.U con il consenso del Fronte Polisario
e del Regno del Marocco, con il referendum
previsto per il 7 Dicembre e con il quale le popolazioni Saharawi
decideranno se la loro terra dovrà
essere parte integrante del Marocco, oppure uno Stato indipendente
e sovrano.
All'aereoporto di Tindouf, in pieno deserto algerino e lontano
centinaia di chilometri da Algeri, oltre a
valige, zaini e sacchi a pelo, vengono scaricati pannelli
solari, pompe per l'acqua, scatoloni pieni di aiuti
alimentari, di medicinali, di risme di carta ed altro ancora,
dimostrando che gli oltre duecento italiani,
rappresentanti di associazioni di volontariato, di ONG, di
istituzioni nazionali e locali, non sono in gita
di piacere, ma partecipano ad un viaggio di amicizia e solidarietà
con un popolo che da oltre venti anni
vive soltanto di aiuti internazionali.
I camion sui quali saliamo e che saranno il nostro mezzo di
trasporto in mezzo al deserto hanno la scritta
Unione Europea sulla fiancata.
La storia dei campi Saharawi inizia nel 1975, quando il Sahara
Occidentale, colonia spagnola, viene
ceduta al Marocco ed alla Mauritania e successivamente passa
interamente sotto il dominio del Re del
Marocco. Nel 1976 il Fronte Polisario proclama la nascita
della Repubblica Araba Saharawi Democratica,
con scontri e duri combattimenti con il meglio attrezzato
esercito marocchino. La popolazione
perseguitata si rifugia nel deserto algerino, con un esodo
tragico durante il quale migliaia furono i morti.
La situazione negli anni è migliorata grazie agli aiuti
internazionali ed alla grande capacità e dignità
dei
Saharawi, che hanno costruito scuole per combattere l'analfabetismo
e ospedali che funzionano in
condizioni proibitive quali sono quelle della vita nel deserto.
Dopo la notte trascorsa in grandi tende militari nel campo
di accoglienza di Rabuni, ci trasferiamo ad El
Ayoun, uno dei grandi campi che prendono il nome dalla città
del Sahara Occidentale abbandonate, con
un viaggio di circa tre ore stipati nei cassoni dei camion
guidati dai Saharawi con grande abilità nelle
piste del deserto algerino. La tendopoli, come le altre che
abbiamo visitato, è popolata in prevalenza da
donne, moltissimi bambini e anziani, perché gli uomini
sono quasi tutti al fronte. In questa situazione è
fondamentale il ruolo delle donne, belle e forti, che provvedono
alle varie esigenze materiali, ma anche
amministrative per la vita democratica che si svolge nei campi.
E' appena iniziato il Ramadan, ma
veniamo accolti nelle tende con un calore ed una ospitalità
che non potremo dimenticare. Seduti sui
tappeti assistiamo al rito della preparazione del tè,
che richiede una grande abilità e viene svolto con
gesti tramandati di generazione in generazione. Ci vengono
serviti uno dopo l'altro tre tipi di tè: "forte
come la vita" il primo, "dolce come l'amore"
il secondo e "soave come la morte" il terzo.
Malgrado le difficoltà e la precarietà della
situazione, il Fronte Polisario ha organizzato una vita
democratica articolata in consigli comunali, provinciali,
il Parlamento, il governo, la magistratura ed
anche il sindacato e l'associazione delle donne. Noi abbiamo
avuto diversi incontri con le municipalità
delle tendopoli ed anche con il Governatore della Provincia
di Smara che è gemellata con un patto di
amicizia con la Provincia di Grosseto. Abbiamo incontrato
anche il Presidente della RASD Mohamed
Abdelaziz nella conferenza italo-saharawi dedicato allo stato
dei processi di pace ed agli impegni di
solidarietà internazionali per il 1998. I volti dei
tanti bambini incontrati, alcuni dei quali erano stati
ospiti anche da noi a Follonica, grazie all'impegno dell'Associazione
Provinciale di Solidarietà con il
Popolo Saharawi che vi ha sede, ci rimangono nella mente e
nel cuore e le loro immagini, insieme alle
notti di cielo stellato in una distesa di tende illunimate
soltanto da qualche piccola luce a gas e nel
silenzio di un presepe vivente, ci suscitano nuovamente grandi
emozioni mentre l'aereo ci riporta a Roma
nella società del rumore, dell'inquinamento luminoso,
dell'egoismo.
Ritorniamo com impegni importanti da rispettare, perchè
questo sia l'ultimo viaggio nelle tendopoli
Saharawi del popolo senza terra, dopo il 7 dicembre vogliamo
incontrare uomini e donne Saharawi che
vivono liberamente ed indipendenti nel loro Paese |