Il 7 Dicembre 1998 ci sarà un referendum tra i Saharawi
che saranno chiamati a scegliere il proprio destino tra autodeterminazione
o integrazione con il Marocco governato da re Hassan II.
Questo tenace popolo è arrivato alla porta della libertà
dopo un lungo cammino non privo di sofferenze, lutti ed esilio
forzato.
Tutto è iniziato venti anni fa, quando la Spagna del
dittatore Franco lasciò al Marocco, antico alleato,
la libertà di invadere il Sahara Occidentale e trasformarlo
in una propria provincia.
I Saharawi, un popolo prevalentemente formato da nomadi che
con le loro greggi ed i loro splendidi dromedari si spostavano
da un'oasi ad un'altra, opposero un'eroica resistenza, cercarono
con mezzi assolutamente inadeguati di affrontare un esercito
moderno, ben armato, che massacrava la popolazione civile
con bombe a grappolo ed al napalm. Migliaia di Saharawi cercarono
riparo oltre il confine dell'Algeria; uomini, donne e bambini
trovarono riparo nel deserto dell'Hammada, una delle aree
più inospitali del pianeta, dove non cresce un filo
d'erba e la temperatura può raggiungere anche i 50°
C all'ombra.
Nell'area di Tindouf (il nome corrisponde alla cittadina algerina
più vicina ai campi profughi) i Saharawi hanno allestito
le tendopoli ed è stata realizzata una delle esperienze
politico - sociali più avanzate dell'epoca moderna.
250.000 persone con un unico desiderio: lottare per la libertà
e tornare in patria, hanno creato quattro grandi tendopoli
a cui hanno dato il nome delle provincie della patria lontano
(El Aaioun, Smara, Auserd, Dajgla), hanno costituito il Governo
Nazionale, governi locali, amministrazioni comunali e comitati
di quartiere.
Pur in condizioni molto difficili hanno costituito un sistema
sociale di buon livello: scuola primaria per tutti, un servizio
sanitario in grado di offrire un livello minimo di assistenza
a tutti i cittadini. Ogni essere ha un compito, un'attività:
tutti sanno di essere parte di un ingranaggio che costituisce
parte della catena per la sopravvivenza.
I Saharawi hanno lungamente lottato per la libertà,
anche con le armi, ed hanno costretto il Marocco a mantenere
un gigantesco apparato militare per presidiare il Sahara Occidentale
occupato e costruire un muro di 2000 km pieno di mine (molte
e varie quelle di fabbricazione italiana) oltre a mille altre
insidie che separono i profughi dalla loro terra.
Gli uomini Saharawi validi sono impiegati nel presidiare l'area
liberata, ed esercitare una costante pressione sull'esercito
del monarca marocchino.
Nelle tendopoli, con l'assenza degli uomini, sono state le
donne che hanno gestito e sviluppato l'attività; a
loro è stata affidata non solo la cura dei figli, ma
anche la gestione dei governi locali, della sanità,
dell'istruzione (unico popolo africano che ha debellato l'analfabetismo),
della distribuzione degli aiuti internazionali che sono l'unica
risorsa che garantisce la sopravvivenza.
La RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) dopo la lunga
e logorante guerra ed il cessate il fuoco ploclamato con la
mediazione dell'ONU, ha sviluppato una formdabile campagna
polico-diplomatica con l'intenzione di cercare la solidarietà
dei paesi del mondo (la RASD è riconosciuta da 74 paesi
tra cui non c'è l'Italia); in Italia circa 200 (120
in Toscana) comuni e provincie sono gemellati con le Wilayas
(provincie) e Dairas (comuni) del Sahara.
Formidabili ambasciatori di pace sono stati i bambini che
danni passano l'estate in Italia. Nei loro occhi c'è
la luce della gioia e della speranza, nei loro canti il desiderio
di tornare in una terra che, loro mai hanno conosciuto.
Ogni anno in Toscana ne sono arrivati, ospitati da enti locali,
da oltre 400 associazioni, carichi di difficoltà dovute
alla malnutrizione, alle scarse condizioni igieniche, ma che
ad ogni saluto rispondono facendo V con l'indice ed il medio
delle mani: "Vittoria".
Oggi siamo alla celebrazione del tanto auspicato referendum.
La situazione si è sbloccata dopo anni di stallo, grazie
alla mediazione del reppresentante personale del Segretario
Generale delle Nazioni Unite James Baker, e si è raggiunta
un'intesa che attraverso un percorso a tappe forzate porterà
al giorno del referendum: il 7 Dicembre1998.
Nella tendopoli del Sahara, il 7 Gennaio scorso, c'è
stato un incontro con una delegazione italiana ed il titolo
della manifestazione recitava: per un Referendum giusto e
onesto.
Compito della comunità internazionale è cercare
di portare un contributo di idee, di strumenti, per fare in
modo, che sia davvero un referendum giusto e onesto, inviando
anche osservatori e delegazioni soprattutto nei territori
occupati laddove la libertà è, da oltre venti
anni, un miraggio.
Ma dobbiamo da subito fornire strumenti a coloro che non sono
certo abituati a fare campagna elettorali, elezioni, confrontandosi
senza mezzi con una struttura marocchina che solo in termini
di presenza militare ed amministrativa nelle zone occupate
è superiore ai cittadini Saharawi che hanno diritto
al voto e che per venti anni hanno vissuto sotto la tirrania.
La libertà ha il volto di una donna che ha lottato
con dignità e che dietro la propria colorata melfea
(abito tipico femminile) con gli occhi vede l'oceano davanti
alla propria casa. E' il sogno che è possibile realizzare
anche con il nostro contributo.
Crescere Insieme
Associazione di Solidarietà con il Popolo Saharawi |