E nel deserto di Tindouf, nellestremo
sud-ovest dellAlgeria, che dallinizio del 1976
i primi profughi Saharawi hanno trovato rifugio dopo estenuanti
marce nel deserto sotto le bombe dellaviazione marocchina.
Cittadini per lo più, avevano fuggito le città,
di quello che aveva appena cessato di essere il Sahara spagnolo,
via via occupate dal Marocco malgrado la difesa del Fronte
Polisario. La storia di questo tentativo di genocidio deve
essere ancora scritta, ma la fuga, la separazione delle famiglie,
i bombardamenti, i massacri, sono rimasti nella memoria del
popolo Saharawi. Migliaia di persone si trovarono agglutinate
attorno a rari pozzi nei pressi di Tindouf. Con una corsa
contro il tempo la Mezza Luna algerina, lequivalente
della nostra Croce Rossa, e le organizzazioni umanitarie assicurarono
un minimo di accoglienza in condizioni davvero difficili.
La precaria concentrazione di tanta
gente provocò ben presto lo scoppio di epidemie. Si
dovette disperdere la popolazione in diversi accampamenti
su unarea molto più vasta, e ancor più
inospitale.
Nasce in questo momento lidea
di assegnare simbolicamente alla terra dellesilio la
rappresentazione della patria appena abbandonata. I nomi delle
principali città del Sahara Occidentale, El-Ayoun,
Smara, Dakhla (cui si aggiungerà più tardi Ausserd)
vennero datti alle wilaya ("regioni"), vale a dire
ai distinti gruppi di tendopoli in cui i rifugiati vennero
distribuiti. A loro volta le wilaya vennero suddivise in daira
("provincie"), in singole tendopoli ribattezzate
con i nomi delle località minori. In un universo materiale
estremamente povero - allinizio le tende erano fatte
con pezzi di stoffa incessantemente ricuciti in una lotta
senza tregua contro il vento - ma simbolicamente ricco, la
vita dei rifugiati andrà organizzandosi in un modello
comunitario del tutto unico. Chi avesse visitato allora altri
campi di profughi in Africa, non poteva che restare colpito
come fin dai primi anni dellesilio la dignità
e la volontà fossero la più straordinaria risorsa
di questo lembo del deserto.
E in questo stesso universo
che il Fronte Polisario ha costruito la propria utopia di
una società immediatamente libera ed egualitaria, tanto
da contribuire ad occultare, paradossalmente, un dato di fatto
essenziale : parte dei Saharawi è ancora oggi rinchiusa
nei territori occupati del Sahara Occidentale e dispersa nellesilio
in Mauritania e alle Canarie. I territori occupati sono il
più segreto dei giardini segreti del re Hassan II.
Leufemismo con il quale alcuni anni fa il re marocchino
ha voluto ingentilire lallusione ai centri segreti di
detenzione dove gli oppositori al regime sono sistematicamente
torturati e annientati, è per i Saharawi dei territori
occupati una realtà quotidiana, anche per coloro che
vivono, apparentemente, "liberi".
Loccupazione marocchina del
Sahara Occidentale era iniziata nel novembre 1975, non senza
la complicità della Spagna, potenza colonizzatrice.
Il 16 ottobre di quellanno, la Corte Internazionale
di Giustizia dellAia rendeva noto il verdetto secondo
il quale al Sahara Occidentale si doveva applicare il principio
dellautodeterminazione.
Per Hassan II, che quel verdetto
aveva sollecitato, era la fine del tentativo di ottenere su
un piatto dargento la colonia spagnola, di cui rivendicava
la proprietà. Si era del resto preparato al peggio,
e il giorno stesso annunciava una marcia verde "pacifica"
di 350.000 persone per recuperare la "provincia meridionale".
Tutto era già pronto, ma la marcia partirà solo
il 6 novembre. Si saprà poi che il ritardo era servito
a preparare gli accordi di Madrid che il 14 novembre sancì
la spartizione del Sahara spagnolo tra Marocco e Mauritania.
I marciatori penetrarono per alcuni
chilometri, con la Spagna, ipocrita, a fare la voce grossa,
per ritirarsi pochi giorni dopo. Dietro di loro cera
però lesercito marocchino, che da allora non
doveva più abbandonare il territorio. I soldati del
re non trovarono, ovviamente, il Tercio, la tristemente famosa
Legione Straniera del Generale Franco, in quei giorni agonizzante,
bensì i guerriglieri Saharawi. Da oltre due anni si
era infatti costituito il Fronte Popular de Liberaciòn
para Saquiet el-Hamra y Rìo de Oro (Fronte Polisario),
il movimento di liberazione armato per lindipendenza
della colonia spagnola. Per il Marocco gli Accordi di Madrid
si dimostreranno ben più difficili da applicare di
quanto non avesse allora immaginato.
Le rivendicazioni marocchine sono
relativamente recenti - risalgono agli anni 50 - ma
pretendono di radicare le proprie ragioni nella storia di
uno straordinario ed originale pezzo di Africa. E nel
1956 che il principale leader nazionalista marocchino, Allal
el Fassi, inizia a sostenere la tesi del Grande Marocco, vale
a dire di un territorio che comprende, oltre al Marocco, la
parte occidentale dellAlgeria e del Mali e tutto il
Sahara occidentale e la Mauritania. Due anni più tardi
la tesi diventa politica ufficiale della monarchia alauita.
Questa politica, ancor prima che nei confronti del Sahara
Occidentale, viene applicata allAlgeria e alla Mauritania.
I confini dellAlgeria, da poco indipendente (1962),
diventano loccasione di un breve scontro ("guerra
delle sabbie") nellautunno del 1963, mentre lindipendenza
della Mauritania (1960) sarà riconosciuta da Rabat
solo nel 1969.
Per capire i motivi delle pretese
marocchine bisogna risalire alla storia dei Saharawi (che
letteralmente vuol dire "gente del deserto").
La loro origine può essere
fatta risalire allincontro tra i berberi che abitavano
il Sahara e gli arabi Maqil venuti dallo Yemen attraverso
lAfrica nellXI secolo e stabilitisi nella regione
nel XIII secolo. Lincontro tra berberi ed arabi ha dato
avvio ad un processo di fusione e di contaminazione che ha
portato ad una comune fede nellIslam sunnita e ad una
unica lingua, lhassaniya, molto vicina allarabo
classico, e soprattutto ad una struttura sociale delle tribù
del tutto originale.
Al vertice della piramide sociale
vi sono le tribù Shorfa, di coloro cioè che
detengono il sapere, religioso in primo luogo, e le tribù
guerriere, che assicurano la difesa del territorio. Unite
in una sorta di simbiotica divisione del lavoro, si contendono
linfluenza sulle tribù "tributarie"
dedite alla pastorizia e allagricoltura e che in cambio
della protezione spirituale e armata versano loro un tributo.
Più in basso nella scala gerarchica gli Harratin, gli
schiavi liberati, solitamente neri, e gli schiavi veri e propri
peraltro ben integrati nella struttura familistico-tribale
e la cui condizione non deve neppur lontanamente far pensare
a quella dei neri deportati nelle Americhe. La coesione e
lunità di questa confederazione è assicurata,
in assenza di un poter centrale, da un consiglio dei capi
delle tribù, lAït Arbaïn ("Consiglio
dei Quaranta").
Dallincontro tra berberi ed
arabi nasce anche una intensa vita religiosa e dal XV secolo
il Saquiet el-Hamra ("Fiume Rosso") diventa quella
"terra dei santi" che porterà la cultura
islamica in tutta lAfrica Nordoccidentale. E soprattutto
limpronta sociale e linguistica a dare unidentità
propria alla regione del Sahara Occidentale che comprende
allincirca il nord della Mauritania e lattuale
Sahara Occidentale, e che la distingue dal resto del Maghreb.
Regione desertica per eccellenza,
il Sahara Occidentale più che un ostacolo ha costituito
un terreno di comunicazione tra il Mediterraneo e lAfrica
subsahariana. Lorganizzazione sociale e la sua base
economica, fondata sul nomadismo, hanno rappresentato il veicolo
di questa comunicazione. E evidente che questinsieme
doveva entrare in rapporti frequenti e molto stretti tanto
al nord con la monarchia alauita quanto al sud con i centri
di potere che via via vennero a costituirsi attorno ad alcune
località della fascia sahelo-sahariana.
Si possono altresì comprendere
le ragioni dei tentativi di prendere il controllo di questa
regione e quindi dei traffici vitali per le due sponde del
Sahara.
Il Marocco vi riuscì per pochi
anni, ma proprio la distruzione dellimpero di Gao ad
opera del sultano marocchino El Monçour nel 1591 porta
alla decadenza del traffico attraverso la parte occidentale
del Sahara, e lasse del traffico transahariano si sposterà
più a est. Peraltro la spedizione marocchina non attraversò
i territori dellattuale Sahara Occidentale, ma il momentaneo
controllo Tombouctou e della pista carovaniera servirà
a nutrire limmaginario nazionalista marocchino.
La colonizzazione europea del Sahara
Occidentale inizia nel XV secolo ma si limita, fino a metà
dell800, alla costa. La Spagna riesce a far riconoscere
dal Congresso di Berlino (1884) i propri "diritti"
sul Sahara Occidentale. Il resto della regione è assegnato
alla Francia, con la quale la Spagna dovrà trattare
per fissare i confini dei rispettivi possedimenti.
Loccupazione effettiva di tutto
il Sahara Español avviene solo nel 1934.
La penetrazione coloniale si scontra
con la resistenza dei Saharawi, peraltro lassenteismo
spagnolo fa sì che gli attacchi siano rivolti soprattutto
contro la Francia, impegnata ad occupare il resto del Sahara
e le regioni vicine. E il caso del leader religioso
cheik Ma el Ainin che, originario della Mauritania, si stabilisce
nel Saquiet el-Hamra fondandovi Smara, che diventa così
centro religioso e politico, e cardine della resistenza contro
la penetrazione coloniale tanto al sud che al nord del Sahara.
In un primo momento Ma el Ainin riesce a stringere unalleanza
con il sultano del Marocco contro il nemico comune europeo,
poi rivolgerà le sue forze sia contro la Francia che
il Marocco, ma alla fine sarà sconfitto nel 1910. Dopo
la sua morte, la lotta viene ripresa dal figlio che nel 1912
entra in Marrakech (ma non per questo ai Saharawi è
mai venuto in mente di rivendicare il sud del Marocco !).
I Francesi, che hanno stabilito un protettorato sul Marocco,
forti dellassenteismo della Spagna, fanno uso del "diritto
di inseguimento" e penetrano nel Saquiet el-Hamra (febbraio
1913) e distruggono Smara, compresa la sua ricca biblioteca.
La resistenza si riorganizza e negli anni dal 1924 al 1932
utilizza larma tradizionale delle razzie, efficacissima
grazie allestrema mobilità dei gruppi montati
su dromedari e alla perfetta conoscenza del terreno. I bersagli
sono ancora i francesi, fino a quando Parigi non farà
pressione su Madrid affinché controlli il territorio
assegnatole.
Gli anni 50 segnano una profonda
svolta nella regione. La scoperta dei giacimenti di fosfati
di Bou Craa dà inizio ad una colonizzazione più
intensa e ad una trasformazione della società tradizionale.
Per le necessità dello sfruttamento economico Madrid
attua una sedentarizzazione forzata ; si forma così
progressivamente un nucleo di lavoratori urbanizzati, una
classe operaia in nuce, sia nel Sahara Occidentale che nellemigrazione.
Sul piano sociale linvestimento è minimo, la
scuola è un privilegio raro e solo a pochissimi Saharawi
è permesso di studiare in Spagna. E tuttavia
su questa nuova base sociale, sensibile allideologia
del movimento operaio europeo e del movimento di liberazione
nazionale contro il colonialismo, che prende forma una moderna
coscienza nazionale, influenzata dalle esperienze in corso
nel mondo arabo e africano.
I Saharawi prendono le armi per la
prima volta per combattere accanto ai nazionalisti nellesercito
di liberazione marocchino. Ciò non deve sorprendere
se si pensa alla tradizione anticoloniale di Ma el Ainin e
al panarabismo allora in voga. Una volta raggiunta lindipendenza
(1956) il sovrano marocchino, timoroso di avere uomini in
armi sul proprio territorio, allontana i Saharawi che continuano
la loro lotta nel Sahara spagnolo e nella Mauritania, contrastata
da operazioni congiunte franco-spagnole. Con lindipendenza
di Mauritania e Algeria, il nazionalismo Saharawi diventa
più spiccatamente antispagnolo. Il primo nucleo di
questo nuovo nazionalismo si forma alla fine degli anni 60
attorno alla figura di Mohamed Bassiri.
Nel giugno il movimento organizza
una manifestazione popolare contro la progetta annessione
pura e semplice del Sahara alla Spagna. La repressione è
violenta e Bassiri dopo essere arrestato diventerà
il primo desaparecido Saharawi. Il movimento che aveva fondato
si scoglie. Linsuccesso porta ad interrogarsi sugli
obiettivi e sui mezzi per raggiungerli. E così
che nel maggio 1973 viene creato il Fronte Polisario, attorno
a un gruppo di studenti, tra i quali spicca El Wali, con lobiettivo
dellindipendenza attraverso la loro lotta armata.
Nella regione intanto le rivendicazioni
marocchine minacciano gli altri paesi, tanto che, più
per difesa che per ragioni storiche, anche la Mauritania comincia
a rivendicare il Sahara Occidentale. LAlgeria si limiterà
a riaffermare la necessità di applicare, come a tutti
i territori sotto occupazione coloniale, il principio di autodeterminazione.
Solo allinizio degli anni 70 il Marocco stabilirà
buoni rapporti con lAlgeria e la Mauritania. La questione
Saharawi rimane a lungo un affare esclusivamente regionale.
Le Nazioni Unite cominciano ad occuparsi della colonia spagnola
abbastanza tardi, la prima risoluzione dellassemblea
Generale, che afferma il diritto dei Saharawi allautodeterminazione,
è del 1965. La Spagna cerca di resistere alle pressioni
internazionali, ma di fronte alla crisi del franchismo, accellera
le procedure per sbarazzarsi della colonia. Nellagosto
1974 Madrid informa lONU di voler organizzare un referendum
entro la prima metà dellanno successivo. La reazione
del re Hassan II è violenta, poiché sa di non
poter affrontare i rischi di un voto popolare, ed è
in questo contesto che decide di ricorrere alla corte Internazionale
di Giustizia, di cui conosciamo il verdetto. I successivi
accordi tripartiti di Madrid per la spartizione del Sahara
Occidentale non saranno mai riconosciuti dalle Nazioni Unite
e dalla comunità internazionale.
A partire dallinvasione marocchina
del novembre 1975, il Polisario inizia la nuova fase della
liberazione nazionale su un duplice piano, militare e diplomatico.
I guerriglieri contrastano efficacemente lavanzata delle
truppe marocchine e mauritane, ma di fronte agli attacchi
contro la popolazione civile e le colonne di profughi, decidono
di proteggere in primo luogo la fuga dei civili verso lAlgeria.
Alla data prevista per il ritiro
definitivo degli spagnoli dal Sahara Occidentale, il Polisario
prende la decisione di colmare il vuoto giuridico proclamando
il 27 Febbraio 1967, a Bir Lahlou nelle zone liberate, la
Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). La resistenza
contro loccupazione mette in evidenza le capacità
strategiche del Fronte. I guerriglieri individuano immediatamente
lanello debole dellalleanza, e concentrano i loro
attacchi contro la Mauritania, fino a colpire la capitale
Nouakchott. La tattica è quella tradizionale delle
razzie, ma con mezzi moderni. Le Land Rover consentono la
mobilità un tempo assicurata dai dromedari, le armi
automatiche, molte delle quali recuperate al nemico, sostituiscono
le spade e i vecchi fucili. Nel corso di uno dei raid in profondità
nel territorio mauritano muore El Wali (giugno 1976). Il suo
posto sarà preso da Mohamed Abdelaziz, attuale segretario
generale del Fronte Polisario e presidente della RASD. La
Mauritania, dissanguata dalla guerra, è costretta a
firmare la pace con il Polisario (agosto 1979).
Il Fronte rivolge allora lattenzione
al Marocco, riuscendo anche in questo caso a portare gli attacchi
dentro i suoi confini, mentre libera vaste zone del proprio
paese. Lesercito marocchino è in difficoltà
fino a quando, a partire dallinizio degli anni 80,
non comincia a costruire una serie di muri difensivi sempre
più ampi fino a comprendere gran parte del territorio
del Sahara Occidentale. Difeso da ampi campi minati e da sofisticati
apparati elettronici, il muro si dimostra per nulla invalicabili,
ma nello stesso tempo appare evidente che nessuna delle due
parti in conflitto può sperare in una vittoria militare
sullaltro.
Il Fronte, del resto, tranne una
passeggera illusione alla fine degli anni 70, non aveva
mai creduto in una vittoria esclusivamente militare, e questo
spiega lo straordinario attivismo sul piano diplomatico, sostenuto
dallAlgeria che in quel momento esercita la leadership
tra i paesi del Terzo Mondo.
Con una scelta intelligente, loffensiva
politica si rivolge in primo luogo allOrganizzazione
dellUnità Africana (OUA). Le ragioni sono diverse
: il ritiro spagnolo lascia di fronte solo paesi africani,
lintangibilità delle frontiere ereditate dalla
colonizzazione costituisce il principio fondamentale dellorganizzazione
panafricana. La scelta è vincente poiché non
solo viene affermata la necessità di una decolonizzazione
mediante referendum e di colloqui diretti tra Marocco e Polisario,
ma dal 1982 la RASD è ammessa, come stato membro, nellOUA.
Raggiunto questo obiettivo, lattenzione viene rivolta
alle Nazioni Unite che fanno propria limpostazione africana.
Ci vorranno tuttavia ancora molti anni prima di raggiungere
un accordo di pace. Due elementi verranno a sbloccare la situazione.
Il primo è, come visto, la raggiunta consapevolezza
da parte del Marocco e del Polisario dellimpossibilità
di vincere sul piano militare. Laltro è il progressivo
miglioramento delle relazioni tra Algeria e Marocco che porta
alla ripresa dei rapporti diplomatici tra i due paesi (maggio
1988). Per capire limportanza di questa normalizzazione
va ricordato che fin dallinizio la propaganda di Rabat
aveva accusato Algeri di fomentare la guerra nei suoi confronti
attraverso i sedicenti Saharawi.
Nellagosto 1988 Marocco e Polisario
sottoscrivono un accordo di pace negoziato dal Segretario
Generale dellONU Perez de Cuellar. Due sono i punti
di compromesso più significativi per gli sviluppi futuri.
Il primo riguarda la presenza militare e amministrativa marocchina
nei territori occupati. Contrariamente alla pregiudiziale
fino ad allora avanzata, il Polisario accetta la presenza
e lidea di una sua progressiva, ma solo parziale, riduzione.
Il secondo riguarda il corpo elettorale. Rabat accetta che
il censimento effettuato dagli spagnoli nel 1974, due anni
prima di abbandonare la colonia, sia lunica base per
compilare la lista degli elettori che dovranno scegliere,
con un referendum, tra lindipendenza e lunione
con il Marocco. Ci vorranno tuttavia ancora tre anni di lavoro
diplomatico per giungere alla formulazione di un piano di
pace dettagliato, che verrà approvato dal Consiglio
di Sicurezza nellaprile del 1991.
Per il Polisario e i Saharawi è
un momento di grande gioia, nei campi di Tindouf ci si prepara
a smontare le tende poiché il calendario del piano
prevede il voto nel gennaio 1992. Le difficoltà emergono
immediatamente. Il Marocco pone una serie di ostacoli, soprattutto
per ciò che riguarda le liste elettorali. La mossa
è astuta perché il piano prevede che la loro
pubblicazione dia inizio allapplicazione di molte clausole,
e al cessate il fuoco in primo luogo. La tregua, malgrado
i tentativi di Rabat di rinviarla, sarà proclamata
a partire dal 6 settembre 1991, ma poiché non tutte
le condizioni sono state rispettate, in particolare la compilazione
delle liste elettorali, il Marocco rifiuta di applicare integralmente
il piano, a cominciare dal progressivo disimpegno dei territori
occupati. Non è un particolare trascurabile poiché
ciò significa che la Missione delle Nazioni Unite per
il referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), dispiegata
a partire da quellanno, non potrà esercitare
alcun controllo reale su quei territori.
E la continuazione di uno stato
di fatto che dura da tempo. Si può ora comprendere
meglio perché il Polisario sia stato incapace di condurre
quellintifada Saharawi in grado di destabilizzare il
disegno del Marocco. Infatti, oltre alla ripresa dello sfruttamento
delle miniere di fosfati e dei ricchissimi banchi di pesca
lungo le coste atlantiche, con la complicità degli
accordi sottoscritti con la Comunità Europea, il governo
di Rabat ha iniziato dalla fine degli anni 80 una intensa
colonizzazione. Si calcola che attualmente tra coloni, soldati,
poliziotti e personale amministrativo ci siano circa 250.000
marocchini nei territori occupati.
La popolazione di origine Saharawi
è sottoposta ad un durissimo regime poliziesco. Non
può utilizzare la propria lingua, né indossare
gli abiti tradizionali, è discriminata nelleducazione
e nel lavoro, tranne che per coloro che accettano di rinnegare
la propria famiglia per andare a vivere in Marocco. Ogni espressione
di nazionalismo Saharawi è violentemente repressa.
Chi manifesta lappartenenza al Polisario è arrestato
e sottoposto a intollerabili regimi carcerari, in isolamento
e con lunghe sedute di tortura ; gli scomparsi sono più
di 850. I processi non si celebrano quasi mai per non dar
luogo a dichiarazioni pubbliche e a mobilitazioni di solidarietà.
Anche dopo il dispiegamento della Minurso, i territori occupati
rimangono inaccessibili alla stampa indipendente e alle organizzazioni
di difesa dei diritti umani.
Forte di questi risultati, il Marocco
può continuare la finzione del piano di pace, sabotandolo
nei fatti. Concentra così la sua offensiva diplomatica
per ottenere un allargamento progressivo dei criteri per la
compilazione delle liste elettorali. Troverà una complicità
nei due segretari generali dellONU, Perez de Cuellar
e Boutros Ghali, e nella passività della comunità
internazionale. Le operazioni di identificazione degli elettori,
iniziata nellagosto del 1994, vanno avanti lentamente
con continue interruzioni. Non stupisce che alla fine siano
sospese di fatto dopo un anno e mezzo, di fronte alle richieste
senza fondamento del Marocco che ai 74.000 Saharawi recensiti
dalla Spagna nel 1974 pretende di aggiungere altre 200.000
persone, la maggior parte delle quali di indubbia origine
marocchina.
I motivi di quello che per il momento
appare un fallimento del piano di pace sono molteplici. Il
Marocco è fermamente deciso a predeterminare il risultato
del referendum facendo votare i suoi cittadini. Basti pensare
che, malgrado abbia accettato nel 1988 il principio dellautodeterminazione,
Rabat non ha mai smesso di dichiarare che il Sahara Occidentale
è parte integrante del proprio territorio. I paesi
occidentali tacciono. Va riconosciuta ad Hassan II una grande
abilità nel legarli a sé. Non avendo petrolio,
ha saputo offrire la garanzia di un paese stabile, alleato
fedele, baluardo contro il fondamentalismo che corrode i paesi
vicini. In cambio di questa garanzia il re ha le mani libere
per fare ciò che vuole dentro i confini reali e immaginari
del proprio regno. Quanto al Consiglio di Sicurezza dellONU,
sembra più preoccupato delle apparenze che della sostanza
del piano di pace.
La scelta più difficile è
ora nelle mani del Polisario. La riluttanza a prendere le
armi non sta tanto nelle presunta indisponibilità dellAlgeria
a sostenere il Fronte e anche su questo terreno, quanto nel
timore di vedersi attribuire la responsabilità del
definitivo fallimento del piano di pace che, a parole, anche
il Marocco dichiara di volere. Né si può parlare
di incapacità dei guerriglieri di adattarsi a una nuova
fase della lotta armata. La colonizzazione spinta dei territori
occupati offrirebbe migliori condizioni per condurre azioni
ad effetto, senza per questo scadere nel terrorismo al quale,
va riconosciuto, il Polisario non ha mai ceduto. Il Fronte,
appoggiato da una parte della comunità internazionale,
chiede trattative di pace dirette col Marocco. Finora il ha
concesso solo udienze ai suoi "sudditi in errore".
Il Marocco gioca evidentemente sul
tempo per consolidare la presenza nei territori occupati,
e per fiaccare la volontà dei Saharawi. Malgrado le
condizioni materiali si siano fatte più dure negli
accampamenti a sud di Tindouf, è difficile immaginare
che un intero popolo abbandoni la determinazione di cui ha
dato prova finora. Dal nulla e sul nulla ha saputo costruire
unutopia concreta, reale. Non si tratta né di
un miraggio né di una infatuazione. Il diario di Fabrizia
Ramondino ci riporta alle cose più concrete, alla realtà
quotidiana con le sue forme, i suoi colori, i suoi odori.
Ci riconduce alle donne, agli uomini e alle generazioni future
che si preparano a continuare la sfida. Ma i Saharawi non
vengono dal nulla, né da un mondo "altro".
Nellimmaginario collettivo
dellOccidente il deserto è luogo di rifugio o
di fuga, da riempire con le nostre speranze, le nostre illusioni,
molto più spesso con il nostro vuoto. Non è
detto che per i Saharawi sia del tutto diverso. Ma se rifugio
è stato ed è ancora, è per allontanare
un insopportabile oppressione. Se di fuga, ora sognano, da
questo stesso deserto, è per riempire un altro deserto.
Di libertà.
Luciano Ardesi |