FIRENZE Cè un legame a doppio filo fra
il Centro Missionario Fiorentino e il Popolo Saharawi. Un
legame che si è concretizzato nel corso degli anni
con visite reciproche fra le due comunità, ma che ha
raggiunto il culmine con liniziativa "Quaresima
di carità" dellanno scorso, quando numerose
parrocchie si sono impegnate in una campagna di solidarietà
con questa popolazione del Sahara Occidentale che da oltre
25 anni vive in esilio.
I generi alimentari e materiali di prima necessità
che sono stati acquistati anche con i contributi raccolti
nel capoluogo toscano sono giunti da pochi giorni nelle tendopoli
dei profughi, dopo che una carovana di ben 42 automezzi partiti
dallItalia hanno viaggiato per settimane lungo le assolate
vie del deserto.
Da tempo il Popolo Saharawi aspetta di votare il referendum
sullautodeterminazione previsto dagli accordi fra Marocco
e Fronte Polisario, con la mediazione delle Nazioni Unite,
per decidere se vivere liberi nel proprio paese o essere annessi
al Regno marocchino.
Una delegazione Saharawi, composta dal governatore di Auserd,
El Yezid Mamdj, e dai sindaci di Birlehlu e Farsia, è
arrivata a Firenze su invito del direttore dellUfficio
Missionario Don Sergio Merlini. Con i loro abiti tradizionali,
i tre rappresentanti del "popolo del deserto" sono
stati ricevuti in Consiglio regionale e successivamente dal
cardinale Silvano Piovanelli al quale hanno chiesto un impegno
esplicito a favore della loro causa, questa volta più
sul piano diplomatico che non su quello degli aiuti materiali.
Il governatore El Yezid Mamdj ammette che un popolo che vive
in esilio ha bisogno di tutto, dal vestiario, alle medicine,
al materiale scolastico, ma non per questo rinuncia alla propria
dignità e proprio per questa ragione rivendica anche
e soprattutto un aiuto politico.
DallItalia in generale i Saharawi si aspettano un "contributo
alla pace spiega El Yezid Mamdj , contributo
che consiste nel prendersi la responsabilità di aumentare
la pressione nei confronti del Marocco. Chiediamo che sia
riconosciuto al Fronte Polisario, il movimento di liberazione
del Sahara Occidentale, uno status ufficiale. LItalia
aggiunge il governatore è il Paese giusti
per favorire questo riconoscimento internazionale perché
non ha interessi particolari nel Nord Africa ed è quindi
neutrale."
Con la chiesa cattolica, grazie soprattutto allamicizia
con la diocesi di Firenze, il "popolo del deserto"
ha rapporti da molto tempo e che oltre alla solidarietà
materiale e politica riguardano anche il dialogo interreligioso.
"con don Sergio Merlini ricorda il rappresentante
dei Saharawi abbiamo condiviso anche la preghiera.
Parliamo una lingua diversa e abbiamo una religione diversa
dice, ma preghiamo lo stesso Dio. Il nostro sogno a
questo punto è quello di una parola del Papa, magari
la prossima estate quando dovrebbe ricevere una delegazione
dei nostri bambini."
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