Torino Ma si, cè un poco di amarcord
nellincontro con Ahmed Muhammed Abdel-Aziz. Il Fronte
Polisario ha accompagnato intere generazioni di anime belle
della sinistra dalle passioni internazionaliste degli anni
70 ai tempi recenti. Forse molti, anche a sinistra,
non lo sanno, o non lo sanno più, ma il Fronte Polisario
la sua battaglia per lindipendenza la sta ancora combattendo.
Laggiù nel Sahara Occidentale, dove lEuropa coloniale
lasciò, come in quasi tutta lAfrica, frontiere
tanto incerte quanto ingiuste. Intanto sè fatto
un governo provvisorio e la Repubblica Araba Saharawi Democratica
(RASD), riconosciuta da molti stati e anche dallOrganizzazione
dellUnità Africana, ha anche un presidente. E
il presidente è lui, Abdel-Aziz, che è anche
segretario generale del Fronte. Tra gli ospiti donore
del congresso di Torino, il capo del Polisario ha avuto un
momento di commozione, giovedì, quando, quasi allinizio
dei lavori, è stato proiettato nellaula dei delegati
il filmato sullAfrica. Curiosamente (ma forse no tanto)
Abdel-Aziz per quel momento di commozione ringrazia anche
lUnità.
"Sì, perché voi dellUnità,
come tutta la sinistra italiana, avete dimostrato unattenzione
e una sensibilità particolari ai problemi dellAfrica,
dal tempo della decolonizzazione fino ai problemi sociali
ed economici che soffocano il continente oggi. Salvo il nostro
paese, che resta in qualche modo lultima testimonianza
del passato coloniale, lAfrica ormai ha concluso il
suo processo di liberazione. Ma anche la fase che il continente
vive oggi è drammatica. Lattenzione, la solidarietà,
ci sono necessarie."
Lei, signor Presidente, parla delle due fasi che hanno caratterizzato
la storia moderna dellAfrica: la decolonizzazione e
poi lesplodere delle difficoltà economiche e
sociali. Proprio voi che vi battete per lindipendenza
da quasi trentanni dovreste essere più di altri
consapevoli di quante delle speranze che accompagnano la liberazione
si siano perse.
"Il nostro movimento è nato nel 1973 come movimento
di liberazione nazionale. Ventisette anni sono tanti, ma io
mi dico: che la nostra lotta si stata tanto lunga è
una sciagura, ma non può aver avuto anche un risvolto
positivo? In fondo noi abbiamo avuto il tempo di maturare.
Il Fronte Polisario davanti a se ha avuto sempre due compiti:
da un lato difendere il popolo, farlo sopravvivere allaggressione
e quindi combattere sul terreno, con le armi; dallaltro
lato governare un popolo in esilio, rappresentarlo nelle organizzazioni
internazionali, a cominciare dallOUA. Fare politica,
insomma. Tutto questo è avvenuto a cavallo di due epoche.
Al tempo della Guerra Fredda, quando il conflitto est
ovest aveva dei complessi risvolti regionali di cui anche
noi eravamo in un certo senso espressione, e poi nel mondo
unipolare in cui nella politica internazionale si sono affermate
nuovo parole dordine: la molteplicità, i diritti
umani, le libertà economiche e così via".
Nella vostra lunghissima battaglia ritenete di aver avuto
sempre la solidarietà necessaria da parte dellEuropa?
"Il Sahara Occidentale è alle porte dellEuropa.
E però non ha avuto la fortuna di altri protagonisti
di conflitti, magari assai più complessi, che hanno
trovato una soluzione nellultimo quarto di secolo. Noi,
per così dire, siamo lultimo problema del colonialismo.
Perché? Secondo me il fatto è che lEuropa,
la quale ha un ruolo enorme nella soluzione dei problemi internazionali,
come si è visto in Sudafrica o in Namibia o, fuori
dallAfrica a Timor Est e in altre regioni, nel nostro
caso non è stata allaltezza delle sue responsabilità.
Di questo atteggiamento negativo dellEuropa ha profittato
soprattutto il Marocco, che è stato sostenuto senza
condizioni da diversi paesi europei o verso il quale altri
hanno avuto una ipocrita "neutralità". Insomma,
per quanto riguarda la soluzione del conflitto, lEuropa
è stata semplicemente inesistente. Non parlo di singole
personalità pubbliche o di settori di opinione che
in effetti ci hanno appoggiato, e ai quali sempre andrà
la nostra gratitudine. Ma il perso politico dell'Eropa
si è manifestato, purtroppo, più dalla parte
degli oppressori, i quali ne hanno ricavato un enorme profitto".
Parliamo delle colpe dellEuropa. Ma anche del suo possibile
riscatto. Che cosa dovrebbe fare per aiutare lAfrica?
"E una questione tanto controversa, non solo fra
noi africani, ma tra gli europei, tra gli europei e noi, in
altre parti del mondo. Una parte di questa discussione, però,
parte da premesse sbagliate, che dobbiamo correggere. E
vero che lAfrica deve affrontare problemi che sono tutti
suoi: ci sono problemi di sfruttamento delle risorse, problemi
di alfabetizzazione, infrastrutture che mancano, grandi epidemie
che non si riesce a combattere. Ma questi sono i frutti della
rapina di cui il nostro continente è stato vittima.
Allora la vera questione è la concezione con cui si
affrontano questi problemi, quale che sia la dimensione degli
aiuti. Il debito è enorme, e esercita una pressione
insostenibile e dolorosa sulla vita delle popolazioni e sui
governi. Gli investimenti esterni hanno un carattere selettivo
e sono accompagnati da condizioni spesso inaccettabili. Non
sono opinioni di una parte politica: lOUA, che riflette
la grande diversità delle opinioni in Africa, sostiene
le stesse posizioni e dovrebbe essere ascoltata. E il
quadro in cui noi vorremmo che fosse trattata la questione
delle sviluppo del continente. Io credo, per esempio, che
sarebbe utile organizzare un vertice tra Ue e lOUA.
E lì dovrebbe svolgersi un dialogo vero, perché
lunico messaggio che lEuropa ci ha inviato finora,
in fatto di aiuti, è quello del "buon governo",
come se i governi africani non dovessero far altro che imparare
dallEuropa come comportarsi: un atteggiamento che per
noi suona quasi come un insulto".
E impensabile che nel vostro continente si sviluppi
in processo simile a quello che noi ha portato allUnione
Europea?
"Lidea cè almeno dagli anni Cinquanta
e ha accompagnato, a suo tempo, anche le lotte di liberazione
nazionale. LOUA, in qualche modo, ne è espressione
e al suo interno cè una ulteriore articolazioni
a livello regionale. Nelle diverse regioni ci sono delle esperienze
e degli sforzi per creare, ad esempio, aree di libero scambio,
coordinamenti economici, unificazioni dei passaporti: non
sono sviluppi eclatanti e magari non durano molto, ma gli
sforzi ci sono".
Di Paolo Soldini |