Il piccolo e fiero popolo dei Saharawi vive, in esilio, nelle
tendopoli dell'estremo sud algerino e, in parte, nell'antico
territorio oggi occupato dal Marocco: l'ex Sahara Occidentale
spagnolo, 280 mila chilometri quadrati, 1200 di costa atlantica.
Oltre che col Marocco, confina con l'Algeria e al Mauritania.
Fu nel 1975 che la Spagna abbandonò l'antica colonia
e il Marocco l'invase, affrontando la resistenza armata del
Fronte Polisario.
I Saharawi diventano "nazione" in seguito alla fusione
di gruppi nomadi berberi ( Sanhaya, Zenata) con i Maquil,
arabo-yemeniti giunti in Nord Africa nel XIII secolo. Sono
circa un milione, la metà che vive nel Sahara Occidentale,
gli altri sono sparsi tra Mauritania, Spagna e altri paesi,
160 mila di loro abitano le tendopoli dell'esilio.
Parlano un dialetto arabo, l'hassanya, e hanno una concezione
religiosa, islamico sunnita, aperta, priva di fanatismi e
intolleranze. Nei lunghi anni di resistenza guidata dal Polisario,
i Saharawi hanno sempre combattuto a viso aperto rifiutando
ogni scelta terrorista. Nel 1976 hanno proclamato, in esilio,
la Repubblica Araba Saharawi Democratica, che è già
stata riconosciuta da 74 paesi e, nel 1982, ammessa come stato
per l'Organizzazione per l'Unità Africana.
Si parla molti di apertura, in Marocco. La transazione annunciata
di Mohamed VI rivela che la libertà di stampa non è
più sinonimo di sovversione contro la sicurezza dello
stato. Eppure, gli islamisti manifestano contro timidi progetti
di riformare alcuni tratti caratteristici della condizione
"statutaria" della donna (un'età minima per
il matrimonio, divorzio, abolizione della poligamia); e sulla
vicenda del Sahara Occidentale Rabat sembra tornata alle posizioni
di venticinque anni fa. Le Nazioni Unite hanno dunque recentemente
spiegato che il referendum territoriale per l'autodeterminazione,
concesso nel 1992, non si farà. Ci spiace, dice in
sostanza l'Onu, ma il potentissimo Marocco è inflessibile.
La ripresa dell'Intifada dei Saharawi non si è fatta
attendere e la risposta marocchina neanche: coprifuoco al
El Aiun e a Smara, la città santa del deserto.
"i veicoli militari delle truppe venute dal nord percorrevano
strade deserte invitando la gente a rimanere chiusa in casa.
Con la luce spenta" riferiva in marzo El Pais aggiungendo
che "gli studenti hanno lanciato pietre contro l'esercito
per quasi dieci ore".
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