Protesta a Roma per l'indipendenza del Sahara Occidentale
da Rabat
Roma - I rappresentanti Saharawi in Italia uniscono gli aspetti
morali a quelli economici per convincere le autorità
italiane a chiedere al re del Marocco di non ostacolare il
processo di pace e indipendenza del Sahara Occidentale, povero
di abitanti ma ricco di fosfati, petrolio e miniere e le cui
acque abbondano di pesci. I leader di un piccolo popolo (200mila
persone) ora ammassato in un'oasi algerina sono ricchi di
pazienza e fiducia, nonostante le loro rivendicazioni - per
le quali hanno a lungo combattuto con le armi - non siano
stato soddisfatte in 25 anni.
Con una catena umana sfilata davanti a Senato e Camera hanno
cercato di far sentire l'altra campana oltre quella di Mohammed
VI. Qualche ora prima il re aveva incontrato l'inviato O.n.u.
James Baker III, per discutere del referendum che dovrebbe
sancire l'autodeterminazione dei Saharawi: indetto nel '92
non si è ancora svolto, per le continue correzioni
da parte marocchina alla lista degli elettori. La lista è
ora pronta e il voto si dovrebbe svolgere a luglio, ma le
possibilità che slitti restano alte. Per scongiurare
ciò i Saharawi chiedono di applicare al Sahara Occidentale
( vittima di "una guerra coloniale") il modello
d'intervento O.n.u. a Timor Est. Altrimenti, afferma senza
entusiasmo il leader Mohammed Abdelaziz, "saremo costretti
a riprendere le armi." |