| In libreria una raccolta di favole saharawi della
tradizione orale
Le fiabe non sono soltanto delle belle storie, solitamente
a lieto fine, che soprattutto una volta si raccontavano ai
bambini. Sono anche un'espressione alta della cultura orale
di un popolo un segno indiscusso di indentà, al pari
della musica e della letteratura. Per questo il libro Favole
Saharawi, racconti popolari del Sahara Occidentale, edito
dalle Emi (pp.190, enro 9.00) ed uscito per la prima volta
in Spagna nel 1991 a cura di CarmeAris e Lluisa Cladellas,
è un testo di grande interesse, perché ci consente
di leggere e di apprezzare 42 favole di questa popolazione
ancora oggi costretta alla diaspora e a vivere in campi profughi
fuori dalla patria occupata dalle truppe marocchine. La versione
italiana, alla cui realizzazione ha collaborato anche l'Associazione
"Khaima Saharawi" di Reggio Emilia, è corredata
dalla prefazione politica del sociologo Luciano Ardesi, segretario
della Lega nazionale per i diritti dei popoli e tra i fondatori
dell'Associazione nazionale di solidarietà con il popolo
saharawi, e da un'utile appendice dello stesso autore finalizzata
a comprendere meglio la genesi di questo lavoro di raccolta
e il significato di queste fiabe. Il lavoro dei due curatori
spagnoli è stato realizzato nei pressi di tindouf,
in algeria, a pochi chilometri dal confine con il sahara occidentale.
In questa sperduta località nel deserto algerino da
quasi 30 anni, esattamente dal 1975-76, sono situati molti
campi profughi popolati da chi fuggì alla persecuzione
marocchina e dai propri figli, vissuti in questo periodo in
una situazione di pace ma di assoluta precarietà e
assenza di un futuro degno di questo nome. In questo contesto
difficile i saharawi, parola che significa "gente del
deserto", sono tuttavia riusciti a mantenere un legame
molto forte con le proprie tradizioni. Come scrive Ardesi
<<un profondo rispetto circonda gli anziani, uomini
e donne, che tramandano oralmente la cultura: ieri la storia
del popolo, le sue leggende, le sue fiabe, la sua poesia,oggi
anche le gesta della lotta di liberazione, iniziata nel 1973
contro gli spagnoli e proseguita poi dal 1975 contro il Marocco>>.
Da questo tenace legame con la tradizione nasce appunto questa
raccolta di favole << frutto - sottolinea sempre l'autore
della prefazione e dell'appendice - di un'indagine sulla tradizione
orale tra i saharawi
si tratta di racconti dai contenuti
magici e meravigliosi - le fiabe propriamente dette - idi
racconti brevi che rappresentano situazioni curiose, di racconti
di animali con finalità morali - le favole - e le storie
di due personaggi molto famosi tra i saharawi: Yuha e Shertat>>.
Il lavoro di Aris e Cladellas è stato possibile grazie
alla collaborazione di un giovane di un posto Mohamed Lamin
Mulud di cica 20 anni, che ha raccontato la maggior parte
delle favole, mentre altre erano note in quanto presentate
nel 1989 al primo Festival della Cultura Popolare.
Da piccolo Mulud le aveva ascoltate dal padre e dal nonno.
Come è facile immaginarlo gli anziani e i bambini sono
i principali protagonisti di questo tramandarsi una tradizione
che rischierebbe di scomparire, ma anche donne e uomini adulti
si adoperano nel narrare le fiabe e dall'esilio lo stesso
gruppo dirigente del Fronte Polisario (l'organizzazione che
si batte per l'autodeterminazione dei Saharawi) ha fatto della
tutela dl patrimonio culturale del proprio popolo una bandiera
necessaria per portare avanti una battaglia così difficile
in un ordine mondiale sempre più nemico della causa
delle popolazioni più deboli.
Come è noto sull'origine delle fiabe si sono fatte
due ipotesi distinte: una che parla di un origine geografica
unica, probabilmente asiatica, mentre un'altra sostiene l'esistenza
di luoghi di nascita differenti per i vari racconti favolistica.
In ogni caso le favole del mondo si caratterizzano quasi sempre
per avere degli elementi in comune e anche quelle saharawi
non sfuggono a quella regola. << Troveremo nei racconti
saharawi- dice Ardesi- motivi comuni all'Europa, al Medio
Oriente e all'Africa >> che dimostra come << la
frattura esistente in epoca moderna fra Africa settentrionale
bianca e Africa subsahariana nera abbia trovato nelle fiabe,
come negli altri generi della letteratura orale, un punto
di congiunzione.>>
Insomma la dove la colonizzazione è riuscita a introdurre
confini artificiali tra le popolazioni africane, questto non
ha funzionato con la cultura e le fiabe. E come si può
evincere leggendo questo libro, l'occupazione delle truppe
di Rabat non ha impedito a questo valoroso popolo di tenersi
stretta la propria tradizione culturale in attesa di festeggiare
una libertà ancora lontana.
Vittorio Bonanni
La rivista
Un trimestrale di solidarietà per battere l'indifferenza.
Una vera e propria sfida quella dell'Associazione Nazionale
di Solidarietà con il popolo Saharawi che ha dato vita
ad una rivista dal nome appunto "Saharawi". Una
pubblicazione dalla grafica bella e accattivante, di formato
orizzontale, trimestrale, su una problematica purtroppo dimenticata
dalla cosiddetta comunità internazionale che riguarda
un popolo costretto da decenni a vivere sotto occupazione
e ben lontano dal festeggiare una libertà sempre più
osteggiata dal Marocco. << Quando ci siamo guardati
attorno per capire se una rivista come Saharawi aveva un senso-
scrive nell'editoriale del numero zero il direttore Luciano
Ardesi- in un epoca di realpolitik bellicosa, di pagine web
che avvolgono il mondo, di informazione spettacolo, vale a
dire di spettacolo del nulla, abbiamo trovato lo stesso deserto
di significati in una desolazione di segni gli uni sovrapposti
agli altri. La volontà di libertà dei Saharawi
una nullità per gli strateghi degli scenari internazionali,
il Marocco è un giardino dove il sole è talmente
abbagliante da chiudere gli occhi ai campioni del tutto umanitario
a tutti i costi, anche e soprattutto di guerre umanitarie.>>
Non c'è molto altro da aggiungere a queste efficaci
parole. Auguri a "Saharawi", con la speranza che
un giorno possa documentare sulla raggiunta indipendenza di
un popolo dimenticato.
V.B.
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