| All’intergruppo Parlamentare Italia-Sahrawi
Ai Sindaci, ai Presidenti di Regioni e Province
gemellati o solidali con il popolo Sahrawi.
Ai Soci
Alle associazioni e comitati locali di solidarietà
Alle ONG
Cari amici,
Riteniamo necessario aggiornarvi sugli sviluppi della situazione
nel Sahara occidentale.
1. PRECEDENTI
Come ricorderete il Consiglio di Sicurezza dell’ONU,
nella sua risoluzione n.1429 del 30 luglio u. s. aveva respinto
le ipotesi di “accordo quadro” avanzate dal Marocco
(in realtà un’annessione mascherata da autonomia)
e aveva ribadito il diritto inalienabile del popolo Sahrawi
all’autodeterminazione. L’ONU aveva invitato le
parti interessate a ricercare una soluzione che assicurasse
al popolo Sahrawi l’esercizio di tale diritto, prorogando
nel frattempo il mandato della Minurso fino al 31 gennaio
2003. Nel frattempo il rappresentante speciale di Kofi Annan,
James Baker avrebbe dovuto visitare la regione e presentare
nuove proposte alle parti interessate.
.Nella riunione del 31 gennaio 2003, il Consiglio di Sicurezza
si è limitato a prorogare il mandato della MINURSO
fino al 31 marzo, invitando il Segretario Generale a presentare
un nuovo rapporto, contenente gli esiti della missione compiuta
da Baker entro il 17 marzo.
2. IL NUOVO PIANO BAKER
Baker si è recato nella regione tra il 14
e il 17 gennaio, presentando una sua proposta, intitolata
“Piano di pace per l’autodeterminazione del popolo
del Sahara Occidentale” il 14 gennaio al re del Marocco,
Mohammed VI, il 15 al Presidente dell’Algeria, Bouteflika,
il 16 al Segretario Generale del Fronte Polisario, Mohammed
Abdelaziz e al Presidente della Mauritania, Sidi Ahmed Taya.
Il nuovo piano Baker, (secondo notizie di fonte saudita),
prevederebbe elezioni della “Autorità del Sahara
Occidentale” entro un anno: verrebbero eletti un Capo
dell’Esecutivo e i membri di un’Assemblea Legislativa,
i quali amministrerebbero congiuntamente con il Marocco il
territorio nel periodo transitorio - 4/5anni - in attesa che
un referendum decida lo Statuto definitivo dell’area.
A tali elezioni potranno partecipare i maggiori di 18 anni
riconosciuti come elettori dalla Commissione di identificazione
della MINURSO fino al 30 dicembre 1999 (in totale 86.000 persone)
e i sahrawi rifugiati a Tindouf e in altri paesi che figurino
iscritti nelle liste dell’Alto Commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati (ACNUR) fino all’ottobre 2000,
all’incirca 160.000 persone.
Al referendum di autodeterminazione potranno partecipare anche
le persone, residenti in maniera continuativa nel Sahara occidentale
a partire dal 30 dicembre 1999, condizione che dovrebbe esser
avallata da almeno tre persone “credibili” o per
mezzo di prove documentali.
Il nuovo piano Baker stabilisce che gli aventi diritto al
voto nelle due consultazioni saranno determinati dall’ONU,
la cui decisione finale sarà inappellabile.
L’autorità unica ed esclusiva per l’organizzazione
delle elezioni e del referendum ricadrà sulle Nazioni
Unite e che il referendum avverrà sotto la supervisione
di osservatori internazionali, accreditati dall’ONU.
Durante il periodo transitorio che decorrerà a partire
dall’eventuale firma del piano da parte del Marocco,
del Fronte Polisario, dell’Algeria, della Mauritania
e delle Nazioni Unite, fino alla celebrazione del referendum
di autodeterminazione, la “Autorità del Sahara
Occidentale” avrà competenze esclusive sul governo
locale, il bilancio del territorio, la fissazione delle imposte,
lo sviluppo economico e la sicurezza interna.
La Autorità espressa dalle elezioni autonomistiche
avrà altresì competenza esclusiva in materia
di applicazione della legge, servizi sociali, affari culturali,
educazione, commercio, trasporti, agricoltura, miniere, pesca,
industria, ambiente, sviluppo urbano, abitazioni, elettricità,
acqua, strade e altre infrastrutture di base.
Da parte sua il Marocco avrebbe competenze esclusive sulle
relazioni estere, la sicurezza interna e la difesa esterna,
inclusa la delimitazione delle frontiere marittime, aeree
o terrestri, e la loro protezione “con tutti i mezzi
adeguati”.
Il Marocco sarebbe inoltre incaricato della preservazione
della sicurezza interna “nei confronti di intenti secessionisti
che si producessero tanto all’interno che all’esterno
del territorio”:
Il piano stabilisce che dopo l’entrata in vigore dell’accordo
tramite la firma delle parti, “tutti i prigionieri politici
e i prigionieri di guerra dovranno essere liberati”.
Entro i 90 giorni successivi alla data di entrata in vigore
del piano, le forze armate del Marocco e del Fronte Polisario
saranno “ridotte, acquartierate e contenute, mantenute
sulle loro posizioni, rispettando strettamente le disposizioni
degli Accordi di Houston del 1997”
Il Piano stabilisce che l’interpretazione del Segretario
Generale dell’ONU sul significato del piano medesimo
avrà valore cogente per le parti interessate.
3. RINVIO DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA
Finora le parti non hanno fatto conoscere il loro
parere sulle proposte. Di conseguenza il 19 marzo, il Segretario
Generale dell’ONU ha scritto al Presidente in esercizio
del Consiglio di Sicurezza, dichiarando di non avere ancora
gli elementi necessari per presentare il suo rapporto e chiedendo
di rinviare la presentazione del rapporto al 19 maggio e di
prorogare il Mandato della Minurso fino al 31 maggio. Ovviamente
non si può escludere che l’inizio delle operazioni
militari in Irak e la situazione di crisi del Consiglio di
Sicurezza possano aver influito su tale decisione. Inoltre,
secondo notizie Reuter, sembrerebbe che USA e R.U. avrebbero
assicurato Rabat di essere pronti a abbandonare il Referendum
di autodeterminazione e ad appoggiare la sovranità
del Marocco sull’intiera area in cambio del sostegno
assicurato da Mohammed VI all’aggressione anglo-americana
contro l’Irak. La stessa fonte non esclude un interesse
Usa ai giacimenti petroliferi del Sahara occidentale.
.Si prolunga, dunque la situazione di stallo, che è
assai penosa per il popolo Sahrawi: persiste e si aggrava
la repressione nei confronti della popolazione sahrawi che
vive sotto l’occupazione militare marocchina; la situazione
dei rifornimenti alimentari per la popolazione che vive nei
campi profughi continua a peggiorare. Per giunta, in aperta
violazione dell’art.47 e seguenti della Convenzione
di Ginevra del 1945 (di cui il Marocco è firmatario),
il Marocco insiste nello sfruttamento delle risorse minerarie
(fosfati) e alieutiche (pesca sulla Costa de Oro) nei territori
occupati del Sahara occidentale e ha sottoscritto accordi
con compagnie petrolifere francesi e americane per prospezioni
alla ricerca di giacimenti di idrocarburi nell’area..Tale
comportamento è stato dichiarato illegale fin dal gennaio
2002 dal Dipartimento Affari Giuridici delle Nazioni Unite.
4. UN’INIZIATIVA EUROPEA
Riteniamo necessaria un’iniziativa nei confronti
del Governo italiano, che assumerà dal 1 luglio 2003
la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. affinché,
da subito predisponga un’iniziativa europea, nel quadro
della politica euromediterranea dell’Unione Europea,
da tenersi durante il semestre di Presidenza italiana, per
promuovere una azione dell’Europa diretta a garantire
l’esercizio del diritto all’autodeterminazione
al popolo sahrawi. Si tratta di un impegno urgente poiché
le priorità della Presidenza italiana sono già
state esposte il 25 marzo dal Ministro Frattini al Parlamento
Europeo.
Pensiamo che l’Italia, per la sua collocazione nel Mediterraneo,
per le relazioni economiche e politiche che intrattiene con
i paesi del Mahgreb, per la presenza nel paese di un vasto
e articolato movimento di solidarietà col popolo sahrawi,
possa svolgere un ruolo rilevante nella soluzione del conflitto.
E’ senza dubbio interesse dell’Europa, inoltre,
che avanzi il processo di costruzione del Grande Mahgreb Arabo
(UMA), senza il quale la politica euromediterranea manca di
un interlocutore essenziale, ma è del tutto chiaro
che tale costruzione ha trovato in questi anni un ostacolo
fondamentale nell’esistenza di un conflitto irrisolto
nel Sahara occidentale.E’ peraltro evidente che uno
Stato sahrawi indipendente sarebbe vitalmente interessato
sia per il suo sviluppo economico che per ragioni politiche
– lo stabilimento di relazioni positive con tutti i
paesi vicini, a partire dal Marocco - a un processo di integrazione
del Mahgreb. La costruzione dell’UMA peraltro potrebbe
svelenire le pretese annessionistiche del Marocco nei confronti
del territorio del Sahara occidentale, fornendo al Marocco
assicurazioni di cooperazione economica, di unione doganale,
di libera circolazione delle persone e di buon vicinato.
Per avere un’idea delle inedite prospettive che potrebbero
aprirsi, anche per l’Europa, da una soluzione pacifica
del conflitto nel Sahara occidentale, basterà un esempio.
Sembrerebbe allo studio, da parte di scienziati marocchini
(Khalid Benhamou) e tedeschi (Gregor Czisch, dell’Università
di Kassel) un progetto (il Sahara Wind Project) diretto alla
produzione su vasta scala di energia eolica nel Sahara occidentale.
Il pianoro costiero del Sahara occidentale sarebbe una delle
regioni più ventose e, al tempo stesso poco popolate
(1 abitante per chilometro quadrato), del mondo. Secondo stime
dell’Università di Kassel, si potrebbero produrre
2,4 megawatt per chilometro quadrato, più di 1000 terawatt
all’anno. Oltre a fornire energia per lo sviluppo dell’area,
il trasporto dell’energia dal Sahara occidentale all’Europa
è tecnicamente realizzabile e consentirebbe di fornire
energia a un prezzo assai inferiore all’energia eolica
prodotta in Europa. E’ del tutto evidente che un tale
progetto, che fornirebbe al Marocco e al Sahara occidentale,
oltre che all’Europa, una immensa riserva di energia
rinnovabile, non è né ipotizzabile né
tanto meno realizzabile senza la soluzione del conflitto,
in quanto anche lo sfruttamento del territorio per impianti
di energia eolica ricadrebbe sotto le norme delle Convenzioni
ONU, che negano lo sfruttamento delle risorse dei territori
contestati.
PROPONIAMO PERTANTO:
- ALL’INTERGRUPPO PARLAMENTARE DI PRESENTARE
UNA MOZIONE IN PARLAMENTO
- ALLE REGIONI, ALLE PROVINCE E AI COMUNI DI DISCUTERE ED
APPROVARE ORDINI DEL GIORNO DEI CONSIGLI REGIONALI , PROVINCIALI
E COMUNALI DA INVIARE AL GOVERNO ITALIANO. (EVENTUALMENTE
ANCHE DOCUMENTI DELLE GIUNTE O INIZIATIVE DEI PRESIDENTI E
DEI SINDACI.)
- ALLE ASSOCIAZIONI E ALLE ONG DI DISCUTERE E APPROVARE DOCUMENTI
ANALOGHI NEI LORO ORGANISMI DIRIGENTI .
Vi preghiamo, una volta approvati, di inviare copia degli
O.d.G. ai recapiti dell’ANSPS
Ringraziamo fin d’ora per il vostro impegno, inviamo
i più cordiali saluti.
La Segretaria generale dell’ANSPS
Marisa Rodano
Roma, 26/3/2003
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