http://www.equilibri.net/africa/marocco604.htm
Dalla fine del XIX secolo ad oggi, la questione dei territori
abitati dalla popolazione Saharawi è rimasta irrisolta
e continua a mantenere alta la temperatura delle relazioni
diplomatiche regionali. La recente fine de facto del "Piano
Baker" non fa che diminuire le speranze per una soluzione
pacifica a breve termine del problema.
(Cinzia Maldera)
Equilibri.net (16 luglio 2004)
James Baker, ex segretario di Stato americano, ha rassegnato
alla fine del mese scorso le dimissioni dalla carica di inviato
speciale delle Nazioni Unite presso il Sahara Occidentale.
Baker lascia tale incarico dopo sette lunghi anni di strenui
ma infruttuosi sforzi verso la pacificazione di un conflitto
e la risoluzione di una crisi trentennale tra Marocco e Sahara
Occidentale.
Mentre il portavoce del governo marocchino reagisce alle dimissioni
dichiarando che il Piano Baker da oggi non è più
all'ordine del giorno, il successore di Baker, Alvaro de Soto,
dichiara prematura qualsiasi previsione sulla futura evoluzione
della spinosa questione.
Marocco e Sahara Occidentale: un delicato
intreccio storico
La " Questione del Sahara Occidentale" ha un'origine
storicamente molto lontana.
Nel 1884, in seguito alle spedizioni intraprese da Emilio
Monelli, la Spagna dichiarò sotto la propria protezione
la regione del Rio de Oro e concluse accordi con i capi-tribù
locali. L'anno seguente, alla Conferenza di Berlino, venne
ratificata la partizione dell'Africa e la Spagna vide riconosciuti
i propri diritti sui territori del Sahara. Gli abitanti nativi
di questa terra erano e sono i Saharawi, una popolazione che
affonda le proprie origini nella fusione tra Berberi e Maqil,
nomadi provenienti dall'oriente arabo e giunti in quest'area
circa nel XIII secolo.
La scarsa penetrazione della Spagna nelle zone interne della
colonia garantì una certa libertà d'azione alla
popolazione Saharawi, la quale iniziò presto ad organizzarsi
e ad intraprendere in diverse occasioni azioni di resistenza
contro l'occupazione coloniale.
Dal canto suo il Marocco divenne protettorato francese a seguito
di un accordo franco-ispano-britannico (Conferenza di Algesiras,
1906) e della sottomissione del sultano Muley Hafid (Trattato
di Fez, 1912). Escluse dal protettorato francese rimanevano
la regione del Rif sulla costa mediterranea (Ceuta e Melilla),
quella dell'Ifni al sud, sottoposte entrambe al dominio spagnolo,
e Tangeri, il cui governo era garantito da uno speciale statuto
internazionale. Nonostante il doppio protettorato il Marocco
mantenne sempre vivo un forte sentimento nazionalista, di
cui una prima accesa espressione fu la sollevazione berbera
dell'emiro Abd el-Krim nell'anno 1921. Tale rivolta condusse,
infatti, alla proclamazione della Repubblica delle Tribù
Confederate del Rif e fu completamente soffocata dai francesi
solo nel 1926.
Il 3 marzo 1956 le agitazioni nazionaliste marocchine e la
pressione popolare sfociarono nella proclamazione d'indipendenza:
il colonialismo francese, impegnato dal 1954 in una lotta
senza quartiere contro il Fronte di Liberazione Nazionale
algerino, dovette abbandonare il Marocco e la Tunisia. Subito
dopo, la Spagna, benché colta di sorpresa dalla concessione
di indipendenza da parte francese, sancì pacificamente
la fine del suo protettorato, con l'esclusione delle sole
piazzeforti di Ifni (fino al 1969) e di Ceuta e Melilla. Anche
Tangeri rientrò in possesso del sultano.
Nel 1957 il sultano Mohamed V assunse ufficialmente il titolo
ereditario di monarca del Regno di Marocco, da allora una
monarchia costituzionale indipendente. Tuttavia nel 1961,
periodo in cui stava gradualmente predisponendo la creazione
di un vero Parlamento, Mohamed V morì improvvisamente.
Il successore, suo figlio Hassan II (che regnerà per
quasi quarant'anni, fino al 1999), nel 1962 introdusse una
nuova Costituzione e bandì nel 1963 le prime elezioni
parlamentari, vinte da una coalizione di partiti favorevoli
alla monarchia. Nel frattempo, il nazionalismo anticolonialista
assumeva una natura aggressiva, espansionista, guardando con
favore i progetti di Hassan II di un "grande Marocco",
che comprendesse il Sahara Spagnolo (rinominato negli anni
Ottanta Sahara Occidentale) ed eventualmente anche la Mauritania.
Dal canto suo la Spagna amministrava il Sahara come una provincia
interna, rappresentata da tre deputati nel Parlamento spagnolo
e governata da un delegato del generale Franco.
Occorre sottolineare che la proclamazione d'indipendenza della
Mauritania il 28 novembre 1960 aggiunse un nuovo soggetto
nella questione della rivendicazione del territorio del Sahara.
Il 16 ottobre 1964 il Comitato dell'ONU per la decolonizzazione
adottò una risoluzione che demanda alla Spagna l'applicazione,
per Ifni e per il Sahara Occidentale, della risoluzione dell'Assemblea
Generale ONU datata 14 dicembre 1960 sul diritto all'indipendenza
dei Paesi sotto dominazione coloniale. Due risoluzioni analoghe
furono adottate, in tempi successivi (16 dicembre 1965 e 20
dicembre 1966), dall'Assemblea Generale ONU con il comune
obiettivo di sollecitare la Spagna a organizzare un referendum,
sotto il controllo delle Nazioni Unite, che permettesse alla
popolazione autoctona di esprimersi liberamente e preveda
il ritorno degli esiliati.
La nascita del Fronte Polisario
Le resistenze del 1957-58 contro la presenza coloniale spagnola
rappresentarono una prima concreta manifestazione del nazionalismo
saharawi, sebbene tali azioni non avessero ottenuto i risultati
auspicati.
A partire dai primi anni Sessanta ebbe inizio una organizzazione
delle forze indipendentiste nelle città, nei centri
abitati e presso i rifugiati nei paesi vicini. Tale processo
si tradusse materialmente nella formazione di un'organizzazione
clandestina il cui obiettivo era riunire e canalizzare le
forze e la aspirazioni popolari: il Movimento di Liberazione
del Sahara. Le prime azioni del Movimento prendono la forma
di resistenza civile: scioperi, manifestazioni, insegnamento
della lingua araba e della storia nazionale saharawi.
Riorganizzatosi, il 10 maggio 1973 il Movimento si trasformò
in un'organizzazione armata denominata Fronte Popolare per
La Liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro (FRONTE POLISARIO),
impegnato in una guerriglia, inizialmente contro la Spagna,
poi contro Mauritania e soprattutto Marocco, interessati al
dominio su quel territorio. Dopo anni di intensa azione su
tutti i fronti, la Spagna decise di abbandonare numerose postazioni
all'interno del territorio.
Dal governo spagnolo a quello marocchino
Nell'ottobre del 1974, la questione del Sahara Occidentale
fu rivolta all'attenzione della Corte Internazionale di Giustizia
dell'Aja. La domanda essenziale posta era se il Sahara Occidentale
fosse stato al momento della colonizzazione un territorio
"terrae nullius" e, in caso di responso negativo,
quali fossero stati i legami giuridici di questo territorio
con il Regno marocchino. La sentenza della Corte di Giustizia,
nel proprio parere datato 16 ottobre 1975, affermò
che il Sahara Occidentale non fosse stata terra di nessuno
al momento della colonizzazione spagnola e riconobbe l'esistenza
di legami giuridici di alleanza tra il Marocco e alcune tribù
del Sahara Occidentale, così come con la Mauritania.
Ciononostante, la Corte concluse che non sussistevano valide
ragioni per non applicare la risoluzione ONU del 1960 sulla
decolonizzazione e confermò la necessità del
principio di autodeterminazione, attraverso una libera espressione
della volontà delle popolazioni del territorio.
Lo stesso giorno della pubblicazione del parere della Corte,
Hassan II annunciò l'organizzazione di una grande marcia,
la "marcia verde": 350.000 volontari marocchini
oltrepassarono la frontiera meridionale, armati solo di Corano
e di una bandiera verde simbolo dell'Islam, per riaffermare
le rivendicazioni del Marocco. Secondo alcuni commentatori
tali "marce" non rappresentavano solo manifestazioni
di protesta, ma vere e proprie politiche di immigrazione forzata
attraverso cui Rabat mirava ad alterare l'equilibrio etnico
della regione. In ogni caso, tali azioni sortirono il risultato
auspicato: la Spagna, anche a causa della delicata situazione
interna di passaggio di poteri (il gen. Franco muore il 20
novembre), preferì essere sollevata dalla delicata
situazione. Il 14 novembre 1975 venne firmato un accordo tra
Spagna, Marocco e Mauritania, che sarebbe stato reso pubblico
qualche giorno dopo e che prevedeva "l'istituzione di
un'amministrazione temporanea nel territorio con la partecipazione
del Marocco e della Mauritania" e la fine della presenza
spagnola entro il 28 febbraio 1976, in cambio della concessione
dello sfruttamento spagnolo di buona parte delle ricchissime
miniere di fosfati della zona. Il territorio del Sahara Occidentale
cadde sotto il controllo dei due Paesi africani a partire
dal 14 aprile 1976.
Il Fronte Polisario proclamò nello stesso anno la Repubblica
Araba Saharawi Democratica (RASD), espressione politica del
fronte ed organo riconosciuto dall'Organizzazione dell'Unità
Africana nei primi anni Ottanta, entrando in aperto conflitto
con le mire di Marocco e Mauritania. Per diversi anni il Fronte
Polisario avrebbe goduto segretamente del sostegno militare
e logistico dell'Algeria, tanto da essere accusato dal Marocco
di essere il braccio operativo delle mire egemoniche regionali
algerine.
La Mauritania si ritirò dalla contesa nel 1979 sull'orlo
del collasso politico-economico, mentre il Marocco proseguì
nell'occupazione, pur in un momento di grave crisi economica
e socio-politica all'interno del paese, avendo Hassan II legato
a doppio filo tutto il suo prestigio al dominio marocchino
sul Sahara Occidentale.
I primi piani per la pace
Nel 1990 il nuovo Segretario Generale dell'ONU, Perez de Cuellar,
annunciò il primo piano disegnato dall'ONU e dall'Organizzazione
per l'Unità Africana per realizzare il referendum nel
Sahara Occidentale.
Il 27 giugno il Consiglio di Sicurezza ONU adottò la
risoluzione 690 sulla creazione della Missione delle Nazioni
Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO),
dotandola di uomini e risorse. Il cessate-il-fuoco fu concordato
tra i belligeranti il 6 settembre 1991; il referendum fu previsto
per il mese di febbraio 1992.
Ad oggi, il mandato MINURSO è stato protratto ogni
semestre ma il referendum non si è ancora svolto. La
missione MINURSO, infatti, aveva il compito di compilare le
liste elettorali per il referendum secondo il censimento spagnolo
del 1974, vagliando e registrando le richieste d'iscrizione
al voto. Purtroppo il Marocco ha cercato di ostacolare tale
attività, proseguendo sulla via delle politiche d'immigrazione
forzata e alterando l'equilibrio demografico della regione.
Di fronte alla palese mancanza di volontà da parte
del Marocco di raggiungere un accordo di pace, la missione
MINURSO è costretta nel 1996 a sospendere le operazioni
di registrazione degli aventi diritto al voto e a cercare
un nuovo compromesso tra il RASD e il Marocco.
Il Piano Baker
Nel settembre del 1997, l'inviato speciale dell'ONU, l'ex
Segretario di Stato americano James Baker è riuscito
a conciliare le parti in conflitto, le quali hanno firmato
una serie di accordi, rimasti famosi come gli "Accordi
di Houston", riguardanti le principali questioni sui
criteri di identificazione dei votanti, le modalità
di registrazione, il ritiro delle truppe e il rilascio dei
prigionieri. Il referendum veniva fissato per luglio 2000,
ma tale programma è stato ancora una volta disatteso.
Nel 2003 l'ex-segretario di stato americano ha elaborato un
progetto per l'area, noto come "Piano Baker". Egli
ha proposto di percorrere una "terza via", diversa
sia dall'indipendenza richiesta dal Fronte Polisario, sia
dalla semplice autonomia della regione, oltre la quale il
Marocco non intende spingersi. L'ex segretario di stato americano
ha pensato di creare una forma di autonomia particolare a
carattere provvisorio, l'Autorità Transitoria del Sahara
Occidentale, dotata di un mandato non superiore ai cinque
anni. L'Autorità per il Sahara Occidentale, nominata
da un'Assemblea Legislativa, avrebbe assunto la responsabilità
del governo locale, della sicurezza interna, dell'economia,
affari sociali e dell'istruzione. Il governo marocchino avrebbe
conservato le deleghe relative a politica estera, difesa e
sicurezza nazionale. Entro cinque anni sarebbe stato indetto
un referendum che avrebbe concesso al popolo Saharawi la possibilità
di realizzare a pieno la propria autodeterminazione.
Il piano purtroppo affonda sotto il peso del rifiuto del Marocco
e ad oggi alcun referendum è stato organizzato.
Le dimissioni di Baker
Dopo sette anni di strenuo impegno, Baker si è ritirato
dalla questione del Sahara Occidentale. Alvaro de Soto è
il nuovo responsabile di tale incarico presso l'ONU.
Il portavoce del governo marocchino ha reagito alla notizia
delle dimissioni dichiarando che il Piano Baker da oggi per
il Marocco non è più all'ordine del giorno.
Il Marocco, infatti, è fermamente impegnato nell'individuazione
di una soluzione politica definitiva e globale che conceda
autonomia al Sahara, ma nel quadro della sovranità
marocchina. L'ampia autonomia prevista dal piano Baker, secondo
il governo marocchino, si dovrebbe ispirare al modello spagnolo,
più prossimo anche come area geografica, piuttosto
che al federalismo americano, modello auspicato, secondo il
Marocco, da Baker stesso.
Al contrario del Marocco, il Fronte Polsario stima che le
dimissioni di Baker rappresentino una perdita per tutti gli
abitanti del Sahara, i marocchini e l'intera regione. Sostengono
tuttavia che egli abbia lasciato, comunque, in eredità
un piano che, confermando il principio di autodeterminazione,
sarà punto di riferimento obbligatorio per qualsiasi
futura trattativa.
Conclusioni
Quale sarà la via di azione scelta da de Soto?
Egli al momento si limita a dichiarare che il piano Baker,
a giudizio di Kofi Annan e del Consiglio di Sicurezza, appare
tuttora la soluzione ottimale alla decennale questione del
Sahara Occidentale.
Equilibri.net
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A R S O
Association de soutien a un referendum libre et regulier au
Sahara Occidental
CH-2800 DELEMONT
E-mail: mailto:arso@arso.org URL: http://www.arso.org
Tel.:+41 32 422 87 17 Fax: +41 32 422 87 01
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