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Missione ad Agadir 11/14 maggio 2009


Scopo della missione e assistere il 13 maggio al processo dinanzi la Corte di Appello di Agadir ai danni di militanti per i diritti dell’uomo, arrestati a seguito di una manifestazione tenutasi a Tan Tan il 26 febbraio 2008 e precisamente:

Yahia Mohamed El Hafed Iaaza membro dell’AMDH sezione di Tan Tan e del Codesa, condannato a 15 anni, in sciopero della fame dal 4 aprile
Mahmoud El Berkaoui condannato a 4 anni, in sciopero della fame dal 4 aprile
Mohamed Salmi condannato a 4 anni, in data 9 maggio ha dovuto sospendere lo sciopero della fame per motivi di salute
Najem Bouba condannato a 4 anni, in data 9 maggio ha dovuto sospendere lo sciopero della fame a causa di gravi problemi di salute
Mayara Moujahed condannato a 4 anni, ha sospeso lo sciopero della fame a causa delle pressioni delle Autorita penitenziarie
Lhcen Lefkir condannato a 4 anni, ha dovuto sospendere lo sciopero della fame per problemi di salute
Salam Charafi condannato a 4 anni, ha dovuto sospendere lo sciopero della fame per problemi di salute
Abdelghani Bani condannato a 4 anni, in data 25 aprile ha dovuto sospendere lo sciopero della fame per problemi di salute
Omar Lefkir condannato a 1 anno con la condizionale, attualmente e in libertaVa precisato che i prigionieri politici hanno iniziato lo sciopero della fame a seguito delle torture subite dalle Autorita penitenziarie dopo l’udienza del 1 aprile, quando avevano scandito in aula slogan inneggianti all’autodeterminazione del popolo saharawi.

L’Osservatorio Internazionale era gia venuto ad Agadir per assistere ad una delle udienza di primo grado tenutasi il 24 luglio 2008 ai danni degli stessi prigionieri politici ma, anche in quella occasione il processo fu rinviato e noi, non riuscimmo neanche ad entrare nel Tribunale.
Arrivo alla Corte di Appello di Agadir mercoledi 13 maggio di prima mattina ma, dobbiamo attendere le 9 per entrare.
Sono in compagnia degli altri osservatori:
- France Weyl, avvocato a Parigi, con mandato di “Droit et Solidariete”, l’Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici, il Corelso (Comitato per il rispetto delle liberta e dei diritti umani nel Sahara Occidentale), l’Associazione amici della RASD e dell’Afapredesa  (associazione delle famiglie dei prigionieri e dei dispersi saharawi)
- Gemma Arbesun Sancho e Ana Casado Gimenez, avvocati nelle Asturie,
- Jesus M. Morillo, giudice presso la Corte di Appello delle Asturie
con mandato della “International Association of Jurists for Western Sahara”

con noi ci sono numerosi militanti saharawi delle diverse organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo e precisamente:
- Ahmed Sbai membro dell’ASVDH (associazione saharawi delle vittime delle violazioni dei diritti dell’uomo)
- Hmad Hamad vicepresidente del CODAPSO (comitato per la difesa del diritto all’autodeterminazione  per il popolo del Sahara Occidentale)
- Sid Ahmed Mjaied membro del CSPRON-SO (comitato per la pianificazione e la protezione delle risorse naturali del Sahara Occidentale)
- Salek Bazid membro di”Alleanza per la protezione dei prigionieri politici saharawi”
- Ali Salem Tamek membro del CODESA
- Larbi Massaoud membro del CODESA
- Brahim Ismaili presidente del “Centro per salvare la memoria2
- Haiba El Mah membro dell’AMDH, sezione di Tan Tan, (associazione marocchina per i diritti dell’uomo)

e gli avvocati della difesa
- Chalouk Abdallah di Guelmin
- Hassan Benman di Laayoune
- Antar El Wafi di Guelmin
- Taha Abdelmonain

L’aula di udienza e grande e ariosa come tutto l’edificio, costruito da poco, ci sono vari banchi per gli avvocati e per il pubblico. Noi Osservatori ci sediamo al primo banco dietro gli avvocati.
L’udienza inizia subito e non abbiamo il tempo di presentarci al Presidente della Corte di Appello.
Il giudizio contro i militanti saharawi viene chiamato per terzo e, unitamente agli avvocati, si presenta subito Omar Lefkir, condannato a un anno con la condizionale, che non essendosi presentato alla precedente udienza del 1 aprile, ne ha determinato l’odierno rinvio.
Si presenta, altresi, un nuovo avvocato che dichiara di avere recentemente avuto mandato da Mayara Majoub, condannato a quattro anni di prigione, per cui chiede un ulteriore rinvio per potere esaminare il fascicolo. Va osservato che Mayara Majoub e l’unico degli imputati in questo processo che ha sospeso lo sciopero della fame iniziato dopo l’udienza del 1 aprile, per le pressioni dell’Autorita Penitenziaria.
Alle 9,18, dopo appena tre minuti dalla sua chiamata, il giudizio viene rinviato al 27 maggio ed esco dall’aula con gli osservatori, i militanti saharawi e buona parte del pubblico, praticamente l’aula si svuota.
Fuori dall’aula incontriamo i vari militanti e tutti sono dell’opinione che il cambio di avvocato e una manovra delle Autorita marocchine per rinviare ulteriormente il processo. Non dobbiamo dimenticare che Mayara Moujahed e l’unico degli imputati che ha sospeso lo sciopero della fame per le pressioni dell’Autorita penitenziaria e che, fra le motivazioni che lo hanno indotto a cio potrebbe esserci anche la circostanza che la madre e in dialisi…e questa certamente potrebbe essere stata uno dei motivi di pressione.

Mentre ci accingiamo a raggiungere i militanti saharawi che inneggiano slogan nello spazio antistante la Corte di Appello, un commesso ci fa presente che il Presidente della Corte di Appello ci aspetta, come avevamo richiesto al nostro arrivo.

Il Presidente ci accoglie nel suo studio, e molto gentile e ci dice subito che siamo i benvenuti per assistere ai processi. Si informa dei motivi del rinvio e, conosciuta la causa ci fa presente che fa parte delle libere decisioni dei Giudici ed al tempo stesso e facolta dell’imputato scegliere il proprio avvocato.
Gli facciamo presente le nostre preoccupazioni circa le continue violazioni dei diritti dell’uomo nel Sahara Occidentale riferendoci ai vari rapporti di Human Rights Watch e della Commissione del Parlamento Europeo.
Concludiamo che siamo molto preoccupati per lo stato di salute dei prigionieri che sono in sciopero della fame dal 4 aprile e che,alcuni di essi lo hanno dovuto sospendere per gravi problemi di salute e, gli chiediamo l’autorizzazioni a visitarli in prigione.
A questo punto ci dice che non e competente per questa autorizzazione e che dobbiamo rivolgerci al Procuratore Generale del Re.
Mentre lo salutiamo per raggiungere il Procuratore ci conferma che esaminera il fascicolo del processo oggi nuovamente rinviato.

L’incontro successivo con il Procuratore Generale del Re si svolge con minore affabilita da subito. Il Procuratore ci e ostile e la circostanza che gli parliamo delle gravi violazioni dei diritti dell’uomo subite dalla popolazione saharawi lo irrita non poco. Quasi per scusarsi del suo atteggiamento si sente in dovere di dirci che anche lui e di origine saharawi e che e nato a Guelmin.
Ma l’incontro si svolge in un clima ostile nonostante il procuratore si sforzi di mostrarsi quanto meno educato. Finge di interessarsi alla nostra richiesta di visitare i prigionieri saharawi ma in effetti, dopo averci fatto attendere per quasi mezz’ora, ci dice che dobbiamo rivolgerci al Ministero della Giustizia a Rabat….in fondo lo sapeva da subito ha solo fatto un po’ di scena…
Nell’attesa esprimiamo anche a lui le nostre preoccupazioni per la situazione dei prigionieri in sciopero della fame ma, non abbiamo alcuna risposta.
Prima di andare via gli chiediamo il suo nome ma, anche questa volta non abbiamo risposta, lui e il procuratore Generale del Re di Agadir e questo ci deve bastare. Solo dopo apprendiamo che si chiama Lehbib Bayrouk.

All’uscita ci sono alcune donne saharawi che attendono di essere ricevute, ci fanno il segno V.
Peccato non avere saputo prima che sono la moglie e la sorella di Yahya e, che non saranno ricevute dal procuratore…forse avremmo potute portarle con noi.

All’uscita della Corte di Appello ci aspettano i militanti saharawi e le famiglie dei prigionieri.
Apprendiamo che da quando e stato iniziato lo sciopero della fame sono state sospese tutte le visite dei familiari e questa situazione andra avanti fino a quando non verra revocato lo sciopero e al tempo stesso riconosciuto il Sahara come marocchino. D’altronde questo riconoscimento e gia stato estorto al prigioniero Mayara Moujahed, quello a causa del quale oggi il processo e stato rinviato.
Incontro in particolare la famiglia di Yahya, la moglie, la sorella, il vecchio padre invalido a causa delle mine anti uomo. Mi parlano delle loro difficolta…Yahya e l’unico che lavorava, era l’unico sostegno per tutta la famiglia e, ci sono anche tre bambini e poi sono molto preoccupati per la sua salute, visto che continua dal 4 aprile lo sciopero della fame.
Incontro la madre di Najem Bouba che mi dice che il figlio a causa di una insufficienza renale ha perso anche la vista, che e molto malato.
Tutti questi incontri sono sempre molto forti e carichi di emozioni.

Alla fine ognuno inizia a prendere la sua strada ed in particolare i militanti che devono ritornare a Laayoune. La strada e lunga ma soprattutto ci sono numerosi posti di blocco e gia sanno che saranno sottoposti a lunghi interrogatori.
E in effetti al ritorno in Italia apprendo da un messaggio del CODAPSO che Sid Ahmed Mjaied, Hmad Hamad, Ahmed Sbai, Bazid Salek, Ali Salem Tamek, Larbi Messaoud, Haiba Mah e Ismaili Ibrahim sono stati arrestati a un posto di blocco della polizia marocchina a Tan Tan, nel sud del Marocco, mentre ritornavano a Laayoune, dopo avere assistito in mattinata al processo contro i prigionieri politici ad Agadir. Questo e un ulteriore atto per allontanare o quanto meno cercare di demotivare i militanti dalla  lotta per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale.

Ed ora alcune informazioni sul processo presso la Corte di Appello di Agadir per non ricordasse il precedente rapporto.

Il fatto

Si legge nel processo verbale della polizia di Tan Tan che il 26/2/08 vi e stata una manifestazione armata nel quartiere Ain Rahma di Tan Tan dove sono state collocate alcune pietre per bloccare la strada. E’ intervenuta la polizia e un graduato, Abdelaziz Meski, e stato colpito alla testa ed e successivamente morto all’ospedale di Marrakech.

Capi d’imputazione

Ostacoli alla libera circolazione in una via pubblica
Costituzione di banda armata
Uso di armi contro un pubblico funzionario nell’esercizio delle sue funzioni
Oltraggio ai simboli del Regno
Articoli 293/294/591/276/300/179 del codice penale marocchino

Testimoni

I testimoni sono tutti agenti della polizia di Tan Tan

Difesa

La difesa degli imputati si basa sulla circostanza che tutte le accuse sono false in quanto la manifestazione era pacifica e consisteva sono nella esibizione di alcune bandiere della Rasd e nello scandire alcuni slogan a favore dell’autodeterminazione del popolo saharawi.
A cio va aggiunto che alcuni dei prigionieri non erano alla manifestazione quel giorno e precisamente: Yahya Mohamed Elhafed Iaaza, Salmi Mohamed, Omar Lefkir,Salam Charafi e Mayara Moujahed.
I prigionieri denunciano infine, le numerose torture cui sono stati sottoposti ed e il caso di Mahmoud El Berkaoui cui e stata introdotta una bottiglia nell’ano.

 

Francesca Doria

 

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